Sharing economy: combatti la crisi grazie a internet

bitcoinPossiedi qualcosa e lo metti a disposizione degli altri, chiedendo un contribuito che può variare dal semplice rimborso spese a una cifra più consistente. Con Internet è diventato un gioco da ragazzi. Un gioco divertente, utile e remunerativo. Sharing economy è il termine identificativo di un fenomeno che, a cavallo delle proteste per il lancio di UberPop in Italia, è stato citato in più salse, non sempre corrette, e occasioni. Cosa ne pensando davvero gli italiani a bocce (quasi) ferme? Se lo sono chiesti BlaBlaCar e Airbnb, rispettivamente condivisione di automobili e affitti fra utenti, e hanno girato il quesito all’istituto di ricerca Ipsos. Ne è venuto fuori uno spaccato inedito sulla percezione dei nostri connazionali, prezioso per chiunque abbia intenzione di entrare in questo campo, sia come fruitore sia come abilitatore. Si parte dal75% che sentito parlare almeno una volta di sharing economy. Il 39% dei quale ha un’idea chiara di cosa si tratta e il 31% è pronto a usufruire della possibilità.

L’identikit dell’utente tipo è interessante: 18-34 anni, abita inCentro, Sud o Isole ed è laureato e di classe sociale alta e media. Un dato che sfata in parte il mito del risparmio a tutti i costi, anche se la convenienza e la risposta temporanea alla crisivengono citati come primi motivi per approcciarsi a soluzioni del genere. Il risparmio potenziale attira la curiosità, anche perché l’86% del campione intervistato ha ammesso di aver modificato le sue abitudini di consumo a causa della crisi economica, ma lo sviluppo in zone come la Svezia dimostra come alla base ci sia anche una scelta di tipo valoriale. Anche gli italiani citano di baratto utile, sostenibilità per l’ambiente, innovazione e possibilità di conoscere nuove persone fra gli aspetti positivi di BlaBlaCar, Airbnb e simili.

A proposito dei singoli servizi, il 57% di chi ha risposto l’indagine è convinto che la condivisione dei trasporti sia destinata a esplodere in futuro. Percentuale che ha fatto da assist alla (nostra) domanda sul confine che divide la sharing economy da attività imprenditoriali vere e proprie. Il quesito si deve alla posizione particolare di UberPop, che applica una percentuale del 30% sulla tariffa che va agli utenti reinventatisi come autisti. Secondo il generale manager di BlaBlaCar Italia Oliver Bremer “la discriminante è il profitto”, non tanto per la piattaforma abilitante, ma per l’autista, che non dà passaggi compiendo tragitti che avrebbe fatto comunque, ma si mette in macchina per guadagnare.Matteo Stifanelli, country manager di Airbnb Italy, tiene a sottolineare comunque come i guadagni ottenuti aiutino a coprire le spese di mantenimento, di un’abitazione nel caso della sua società. Stifanelli fa anche l’esempio di Expo 2015: chi metterà a disposizione le sue abitazioni “creerà un valore” che una volta finito l’evento non andrà perduto, come sarebbe invece accaduto se fossero state costruite nuove strutture (commerciali) per accogliere il flusso straordinario.

Tornando ai servizi maggiormente apprezzati, il 47% degli italiani riconosce il potenziale dell’house sharing, il 61% cita il coworking e il 53% il car sharing. Per quello che riguarda invece l’adesione a BlaBlaCar, a fronte di un timido 6% di utilizzatori c’è un 62% interessato a testare la piattaforma. Da non sottovalutare anche il 29% che la ritiene pericolosa: la maggior parte sono donne. Mentre il 64% degli utilizzatori è di sesso maschile. La situazione per Airbnb è simile: lo usa solo il 4%, il 64% ci farà un pensierino e il 27% non ne vuole sentir parlare. La strada da fare è tanta. Condividerla la renderà più praticable, oltre che più economica.

L’Expo, citata da Stifanelli, potrebbe davvero rappresentare un’occasione importante di diffusione della sharing economy. Secondo una ricerca effettuata da Doxa per il progetto ShareExpo, volto proprio a potenziale il capoluogo lombardo con una regolamentazione – prima di tutto fiscale – delle varie piattaforme in vista dell’evento del 2015, 3 italiani su 4 e 2 lombardi su 4 dichiarano di essere “aperti” all’economia della condivisione. L’interesse per il bike sharing è altissimo, 91% fra i connazionali e 90% fra i lombardi. Stesse percentuali per il car sharing, mentre l’apertura delle proprie case viene valutata solo dal 41% dei residenti della regione in cui avrà luogo l’Expo: percentuale abbastanza curiosa visti i potenziali guadagni che Airbnb e analoghi offrono.

Fonte: wired

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