Dalla scoperta di Naia le conferme che i nativi delle Americhe provenivano dalla Siberia

In una grotta in Messico, nello Yucatan, è stato ritrovato Naia, lo scheletro più antico delle Americhe. Molto probabilmente, secondo i ricercatori della Società paleoscinetifica di Washington, Naia morta circa 13 mila anni fa a soli 15 anni.

Speleologi subacquei hanno effettuato la scoperta mentre visitavano i famosi cenotes. Gli scienziati si sono messi anche alla ricerca di eventuali modalità e dinamiche della morte di Naia (in greco ninfa delle acque), convenendo che probabilmente la giovane sia caduta all’entrata della grotta forse cercando di prendere un po’ d’acqua e sarebbe morta sul colpo. Il cranio appare intatto e sono riconoscibili in maniera molto dettagliata i denti e le orbite nere degli occhi. Il posto del ritrovamento è stato battezzato Hoyo Negro (buco nero). Dalle analisi effettuate, prima a vista e poi con esami accurati con il dna,  si è visto poi come la ragazza presenti tutte le caratteristiche dei nativi americani.Questa sarebbe un’importantissima conferma che le prime popolazioni delle americhe siano giunte dalla Siberia durante l’ultima glaciazione, passando dallo stretto di Bering (in quel momento non ancora sommerso) .

Lo studio, coordinato da James Chatters, è stato pubblicato su Science.

naia

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