Filantropia: investimenti per uno sviluppo sostenibile

Filantropia è una parola greca, che significa “amore per il genere umano”, non è un caso che questo concetto getti le proprie radici nella culla della civiltà occidentale. La filantropia non è infatti semplice beneficenza, né consiste esclusivamente in una serie di donazione nei confronti dei più sfortunati, ma è invece volontà di uno sviluppo concreto e cambiamento.

L’imprenditore filantropo è colui che investe sì con una donazione, ma quando questa mirata ad un’endemica trasformazione. Egli vuole innescare realmente un’innovazione e un miglioramento delle condizioni di vita.

È dunque un interesse per gli uomini, per i loro simili, che porta molti imprenditori a diventare dei filantropi, ovvero ad esercitare atti di effettiva solidarietà, volti ad una progettività in grado di apportare migliorie all’interno dello status quo di alcune situazioni particolarmente critiche e difficili.

Proprio per il carattere progettuale della filantropia, spesso questa non è esercitata attraverso donazioni una tantum, ma sistematicamente organizzata, ad esempio attraverso fondazioni e associazioni no profit.

Ed è in questo modo che la filantropia da passiva diventa attiva. Individui e imprese infatti non mettono a disposizione solo un finanziamento economico a disposizione dei problemi sociali, ma con esso anche tutte le esperienze e le conoscenze di loro competenza.

In Italia la filantropia non è poi così diffusa, tanto da far figurare il nostro paese tra gli ultimi paesi occidentali per gli investimenti filantropici. Questo probabilmente deriva, dal persistere di una confusione tra carità e filantropia: se infatti la prima tende a supplire alla carenza di bisogni primari, la seconda consiste in un vero e proprio investimento per il miglioramento e lo sviluppo della società intera.

 

Seppur ancora pochi, proprio per questo è importante e degno di nota l’impegno di molti imprenditori nostri connazionali in opere filantropiche. Possiamo tra questi citare l’impegno dimostrato da Maria Vittoria Rava per la ricostruzione dell’Emilia nel post-terremoto, e le numerose donazioni di imprenditori e progetti orientati dall’interesse per i temi della sostenibilità, dei cambiamenti climatici e dell’ambiente come visibile sul sito italiano di Francesco Corallo.

Dovremmo prendere forse insegnamento dagli Stati Uniti dove sono tantissimi gli imprenditori multi-miliardari che sono stati anche filantropi, che hanno trasformato le proprie donazioni in innovazione sostenibile per il proprio paese e non solo. Il capitalismo liberista americano si è infatti intrecciato fin dall’inizio del secolo scorso con gli ideali filantropici.

Già John David Rockfeller, uno dei più grandi capitalisti statunitensi di sempre, il primo uomo a superare con il proprio patrimonio il miliardo di dollari, era un filantropo tanto da affermare: “ Ritengo che sia mio dovere fare soldi e ancora più soldi e usare questi soldi per il benessere degli uomini secondo quanto mi impone la coscienza”. E così nella sua vita fece, tanto da investire cifre astronomiche per la creazione due università (la Rockfeller University e l’università di Chicago) e per quella di una fondazione, la Rockfeller Foundation, tutt’oggi attiva in numerosi progetti filantropici.

Ma arriviamo ai giorni nostri. Bill Gates, che grazie alla sua Microsoft è diventato l’uomo più ricco del mondo, è da sempre un grande sostenitore della filantropia ed ha fondato con la moglie la Bill & Melinda Gates foundations, impiegata in numerose battaglie, soprattutto contro le malattie  che nel terzo mondo uccidono tutt’oggi moltissimi bambini

Il fondatore di Facebook, Mark Zuckerberg, è stato invece giudicato come il pià grande filantropo del 2013. Mark è sicuramente il più giovane ad aver mai occupato questo posto, che si è conquistato nella donazione di 992 milioni di dollari ad un’associazione californiana nell’ambito di salute ed educazione.

Infine citiamo George Mitchell, petroliere texano, morto a 94 anni nel luglio scorso. Mitchell ha infatti lasciato alla sua morte ben 750 milioni di dollari alla “Cynthiaand George Mitchell Foundation”, fondazione per promuovere progetti ambientali negli states attraverso l’uso e lo sviluppo di energia sostenibile e rinnovabile.

Luca Valente

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