Armi chimiche: come rilevarle?

Dopo gli attacchi subiti ieri, gli ispettori delle Nazioni Unite, che hanno il compito di stabilire se sono state o meno utilizzate armi chimiche nell’ offensiva in cui hanno perso la vita un migliaio di persone e che rischia di accelerare i passi verso una guerra contro il regime di Assad, sono pronti a riprendere il proprio lavoro. Malgrado l’assalto da parte di cecchini che ha distrutto il veicolo su cui viaggiavano, gli ispettori dell’ Onu non sono stati feriti e sono riusciti a intervistare testimoni, dottori e prelevarecampioni utili nei sobborghi di Damasco dove sarebbe stato sferzato l’attacco chimico. Attacco del quale il segretario di Stato americano, John Kerry, si dice ormai certo e che sarebbe responsabilità del governo siriano. Ma servono prove, e gli ispettori dell’Onu, che potrebbero impiegare due settimane di lavoro sul campo, forse anche di più, sono lì per cercarle.

In realtà qualcosa che è già più di un sospetto c’è già. Ci sono le dichiarazioni di Medici senza frontiere, che fanno sapere come in tre ospedali del governatorato di Damasco supportati dall’associazione siano stati ricevuti 3.600 pazienti con sintomi quali convulsioni, eccesso di salivazione, pupille ristrette, visione offuscata e difficoltà respiratorie la mattina del 21 agosto. Dati che lascerebbero supporre l’ esposizione di massa a un agente neurotossico, spiega Bart Janssens, direttore delle operazioni di Msf. E poi ci sono i video che riprendono le vittime dell’attacco, che mostrano segni di asfissia, pupille apparentemente ristrette, rigidità muscolari e movimenti spasmodici che suggerirebbero, ancora, l’uso di armi chimiche (tra i quali figurano i gas nervini sarin e VX, ma anche iprite).

Ma servono anche rilievi sul campo (con analisi direttamente in loco o tramite invio dei campioni a laboratori specializzati), ed è quello che stanno cercando di ottenere gli ispettori dell’Onu. Oltre alle interviste con medici e testimoni oculari dell’attacco, decisive saranno le indagini sui campioni qualiurinasangue delle vittime e dei superstiti. Infatti anche se col tempo le tracce presenti nell’ambiente degli agenti tossici potrebbero scemare, gli scienziati conoscono i metaboliti di queste sostanze e sono in grado di risalire alla loro presenza rintracciando marcatori specifici nei campioni biologici, che possono essere rinvenuti anche mesi dopo il presunto attacco in alcuni casi, spiegano gli esperti.

Fondamentale sarà anche l’analisi dell’ambiente, per rintracciare per esempio eventuali resti contaminati dell’ordigno con cui potrebbero essere state rilasciate le sostanze chimiche. Anche se la zona potrebbe essere stata già ripulita prima dell’arrivo degli ispettori. Per questo anche le indagini sul suolo e sulle piante del luogo saranno preziose per stabilire la presenza o meno di marcatori riconducibili a sostanze tossiche.

Fonte: daily.wired

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