Studio: svelata la miracolosa luce visibile subito dopo la morte clinica

Lo studio, pubblicato su PNAS, è stato condotto dai ricercatori dell’università del Michigan guidati da Jimo Borjigin, professore associato di fisiologia molecolare e integrativa e professore associato di neurologia dell’University of Michigan Medical School. Da questa ricerca si è potuta dare una spiegazione scientifica alle affermazioni di alcuni sopravvisuti ad arresti cardiaci i quali sostenevano che, subito dopo la morte clinica, avevano vissuto come un viaggio nell’aldilà.

Ciò è dovuto ad’una intensa attività elettrica del cervello nei primi istanti successivi alla morte clinica del paziente. Si è verificato ciò sottoponendo un arresto cardiaco indotto a nove ratti e analizandone le attività cerebrali. Dai risultati si è visto come, nei primi secondi successivi alla morte clinica dei ratti, in tutti qanti si è avuta una notevole attività cerebrale superiore addirittura ai livelli di coscienza tipici di uno stato di veglia. Simili risultati sono stati ottenuti anche a ratti sottoposti ad asfissia. Da ciò si è dedotto che la riduzione di ossigeno o di ossigeno e glucosio durante l’arresto cardiaco è in grado di stimolare l’attività cerebrale tipica dell’elaborazione cosciente e offre anche il primo quadro scientifico per le esperienze di pre-morte riportate da molti sopravvissuti all’arresto cardiaco, come affermano gli autori dello studio.

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