Il mondo della scienza saluta Margherita Hack

Margherita Hack si è spenta oggi, a 91 anni, all’ospedale Cattinara di Trieste, dove era ricoverata da una settimana per problemi cardiaci. Passione per le stelle e un animo da attivista ne hanno fatta la regina indiscussa dell’ astrofisica italiana, così come una guerriera che si è spesa a favore della libertà di pensiero e in nome dei diritti civili. Mente brillante, piglio deciso, metteva grande impegno nel portare avanti i valori in cui credeva e per questo rimarrà sempre una delle figure femminili più coraggiose e intraprendenti del nostro panorama culturale.

Nata il 12 giugno 1922, fiorentina, dopo il liceo classico si iscrisse alla facoltà di Fisica dell’Università di Firenze, laureandosi nel 1945 in astrofisica con una tesi sulle Cefeidi, stelle caratterizzate da una luminosità variabile, che studiò all’ osservatorio di Arcetri. Era l’inizio di un amore che da quel momento la accompagnò sempre, tenendola sveglia per innumerevoli notti e diventando il suo principale campo di ricerca: l’ osservazione dei corpi celesti. Si interessò da subito alla loro classificazione spettroscopica, a capire cioè come erano fatti, in cosa si differenziassero gli uni dagli altri e come si evolvessero analizzando la loro luce. Iniziò come assistente di ricerca all’osservatorio di Arcetri per diventare in seguito docente di ruolo a Firenze dopo qualche anno di precariato. Già nei primi anni della sua crescita come scienziata collaborò con centri di astrofisica prestigiosi: l’Università di Berkeley, l’Institute for Advanced Study di Princeton, l’Institut d’astrophysique di Parigi, l’Università di Città del Messico e gli osservatori di Utrecht e Groningen, e per questo, soprattutto all’inizio, si spostò molto.

La possibilità di mettere radici arrivò nel 1964, quando vinse il concorso per la cattedra di professore ordinario di astronomia presso l’Istituto di fisica teorica dell’ Università di Trieste. Lo stesso anno assunse l’incarico di direttore dell’ Osservatorio della città, diventando la prima donna a rivestire quel ruolo, e lo ricoprì per oltre vent’anni. Proprio a Trieste, città a cui si affezionò e da cui non si staccò mai, si collocano i suoi contributi più grandi al mondo della ricerca astronomica e alla cultura. Il suo costante impegno sia nella ricerca che nelle attività didattiche fornirono qui enorme slancio all’istituzione dell’osservatorio che, nutrita di nuova linfa vitale, assunse un ruolo di risonanza internazionale. Collaborò intensamente con l’ Esa e la Nasa e diede una forte spinta alla comunità astronomica italiana nell’utilizzo della propria rete di satelliti, portandola a distinguersi sul piano mondiale.

Fu una splendida divulgatrice, alternando sempre la scrittura di testi scientifici (il trattato Stellar Spettroscopy – Spettroscopia stellare – realizzato a quattro mani con Otto Struve rimane un’opera fondamentale per gli astronomi) a quella di libri per il grande pubblico. Titolo memorabile, Una vita tra le stelle (1995), dove racconta la sua storia di astronoma ripercorrendo la rivoluzione tecnologica di tutta un’epoca. Collaborò con diversi giornali e fu direttrice, nel 1978, del bimestrale L’Astronomia nonché direttrice, assieme a Corrado Lamberti, della rivista Le Stelle. Ma non si preoccupò solo di diffondere la conoscenza dell’astronomia. Aperta, moderna e tosta com’era, si applicò per educare a favore di una“mentalità scientifica e razionale” i suoi lettori e spettatori, senza tirarsi mai indietro quando c’era da portare in pubblico le proprie convinzioni, dai seminari alle conferenze, dalla radio alla tv. E faceva di tutto per ricordare a tutti quanto la ricerca scientifica fosse importante, ma allo stesso tempo sacrificata, in Italia. Non perdeva mai occasione per sottolinearlo, e i suoi pensieri sono riassunti in uno dei suoi libri più famosi, Libera scienza in libero Stato (2010), dove ripercorse la storia delle riforme degli ultimi governi in materia di istruzione e ricerca denunciandone, senza peli sulla lingua, errori e incongruenze.

Nutriva un forte  spirito politico. Si schierava apertamente candidandosi più volte alle elezioni con il Partito dei Comunisti Italiani e, nel 2013, col movimento Democrazia Atea. Non risparmiando mai critiche e lettere aperte ai personaggi della politica di cui non condivideva i comportamenti, da Berlusconi a, più di recente,  Beppe Grillo.

Democraticaantifascista, si impegnava a favore dei più deboli. Innanzitutto le donne, che spingeva a essere più combattive nel battersi per i propri diritti,  “senza aspettare che piovano dall’alto”. In prima linea per il riconoscimento giuridico delle coppie omosessuali, reputava il nostro Paese come“arretrato e inconsapevole del rispetto delle libertà”, e per queste sue posizioni fu premiata nel 2010, alla benemerita età di 88 anni, come Personaggio gay dell’anno dal portale Gay.it.

Atearazionale e allo stesso tempo sensibile verso la sofferenza umana, sosteneva con forza ildiritto all’eutanasia per i  malati terminali. Nel 2011, pubblicamente, firmò il proprio testamento biologico, sostenendo di voler essere, fino alla fine, padrona della sua vita e di voler rinunciare a qualsiasi accanimento terapeutico qualora si ritrovasse, un domani, incapace di intendere e di volere.

Icona per gli animalistivegetariana dalla nascita, criticava aspramente il consumo di carne e l’allevamento degli animali, dedicando a questa tematica il libro, edito nel 2011, Perché sono vegetariana.

Oltre che fervida scienziata e attivista convinta, potè vantare anche un passato da brava  sportiva, ottenendo da giovane risultati soddisfacenti sia nel salto in alto che nel salto in lungo a livello nazionale. Riconoscendo l’influenza positiva che lo sport ebbe nella sua formazione ( “Impari a voler vincere”), si mantenne sempre attiva, promuovendo l’uso della bicicletta come mezzo di trasporto. La sua passione per le due ruote fu messa addirittura nero su bianco nel libro La mia vita in bicicletta, un’autobiografia dove ripercorreva con leggerezza la sua vita al ritmo delle pedalate, partendo dalla campagna toscana fino agli stimolanti pendii di Trieste.

Un ruolo pubblico da leader, un’intensa vita lavorativa e i numerosi interessi extraprofessionali non le impedirono però di sposare, giovanissima, Aldo, amico d’infanzia ritrovato negli anni dell’università, presenza fondamentale che sempre la accompagnò nei lunghi viaggi di lavoro e che la incoraggiò prima di chiunque altro a intraprendere la strada come divulgatrice. E che le è stato vicino fino alla fine.

“Non ho paura della morte. Non ha senso” diceva appena pochi mesi fa in un’ intervista al Corriere. E non c’erano dubbi. “Resterà la mia materia, quella di cui sono fatta io, che servirà a fare altre cose”. Resterà 8558 Hack, l’asteroide col suo nome, segno della riconoscenza degli altri scienziati per il suo inestimabile contributo nella scoperta dello Spazio. E sopra a ogni cosa rimarranno, indelebili, le sue idee, le sue parole, l’intelligenza, la mente aperta e quell’inconfondibile saper guardare lontano che l’hanno resa unica.

Fonte: daily.wired

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