Datagate: altre diapositive avvolte nel mistero

Lo scandalo Datagate è ancora lontano dal placarsi. Sono bastate poche diapositive a scatenare una ridda infinita di ipotesi, teorie e illazioni su cosa sia esattamente Prism, il programma segreto con cui la Nsa (l’agenzia per la sicurezza nazionale statunitense) avrebbe accesso a informazioni e dati dei cittadini americani. Il materiale, com’è ormai noto, è stato consegnato ai media dalla talpa Edward Snowden. Ed è ancora per la maggior parte inedito: delle 41 slide PowerPoint che Snowden ha consegnato al Washington Post e al Guardian, solo cinque sono state finora pubblicate.

Le altre 36 sono avvolte nel mistero. Sia Glenn Greenwald del Guardian che Barton Gellman delPost, i giornalisti che hanno firmato lo scoop, concordano nel dire che si tratta di “roba che scotta”. E che, in ogni caso, non sarà pubblicata, almeno per ora. “Se le aveste viste tutte, non le avreste pubblicate [neanche voi] , ha scritto Greenwald su Twitter. E Gellman è stato ancora più assolutista:“Non divulgheremo le tecnologie usate dall’Nsa”.

Snowden aveva ben altre intenzioni. È lo stesso Gellman a dirlo: “Ci aveva chiesto la garanzia che il testo integrale della presentazione sarebbe stato pubblicato entro 72 ore dalla consegna. Gli ho risposto che non gli avremmo potuto dare alcuna garanzia su cosa avremmo pubblicato e su quando l’avremmo fatto”. Detto fatto. Guardian Post hanno seguito la stessa linea, pubblicando, all’inizio, solo quattro diapositive.

Dopo che dirigenti e funzionari del governo Usa hanno contestato le prime analisi dei quotidiani – sostanzialmente, l’accusa che l’Nsa abbia accesso unilaterale ai server di GoogleFacebook e altre sette aziende di tecnologia – il Guardian ha pubblicato una nuova diapositiva (la numero otto, a quanto pare) per corroborare la tesi. Nella slide si legge chiaramente che uno degli obiettivi di Prism è “la raccolta diretta dai server di questi provider degli Stati Uniti: Microsoft, Yahoo, Google, Facebook, PalTalk, Aol, Skype, YouTube [e] Apple.

In ogni caso, questa aggiunta non dice molto di più, come fa notare Wired.com. La diapositiva pubblicata sottolinea semplicemente la differenza tra la raccolta dei dati da parte di Prism e le intercettazioni che avvengono direttamente dai cavi. Non chiarisce, però, se lo spionaggio sia automatico e ampio oppure ristretto e mediato dagli avvocati delle aziende, come hanno sostenuto altre comunicazioni da parte degli organi di stampa, tra cui il New York Times. La parte più interessante della slide, comunque, è quella superiore, che sembra mostrare (come ha fatto notare, per primo, il tecnologo Chris Soghoian) la posizione approssimativa dei cavi in fibra di proprietà dell’Nsa in America meridionale, Africa occidentale e Oceano Indiano.

Fonte: daily.wired

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