Acque superficiali e sotterranee piene di pesticidi. È allarme in Italia

È una situazione del tutto preoccupante quella riscontrata nello studio condotto dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Isra) nel suo “Rapporto nazionale pesticidi nelle acque 2013”, dove sono riportati i dati del biennio 2009-2010: il 13,2% delle acque italiane di superficie, avrebbe riportato dei livelli di tossicità molto alti, superiori ai limiti.

 


Lo stesso studio, nel 2008, aveva identificato circa 118 tipi di pesticidi presenti nelle nostre acque, ma il dato non può essere confrontabile con quello attuale, cresciuto notevolmente, raggiungendo un valore di ben 166 diversi tipi di pesticidi. I valori nascono da un campionamento di 1.297 acque superficiali e di 2.324 acque sotterranee, dove sono emersi valori intorno al 55,1% nel primo caso e del 28,2% nel secondo. Ma i valori preoccupanti non sono solo questi. Nelle acque di superficie, le quantità di pesticidi rilevate, sono nel 34,5% dei casi superiori ai limiti delle acque potabili e nelle acque sotterranee nel 12,3% dei vasi analizzati.

 


La ricerca fa emergere anche come questi residui inquinanti provengano per lo più dall’ambiente agricolo, dal settore dell’agricoltura in cui si fa un grande uso di prodotti fitosanitari, e dai pesticidi a scopo non agricolo come i biocidi, utilizzati in diverse attività. Le zone più interessate al problema inoltre sono il Nord Italia, con la pianura padano-veneta e l’Abruzzo, e la parte più meridionale della Sicilia.

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