Trovati i primi resti analizzabili del meteorite caduto in Russia

Dopo lo spaventoso fenomeno avvenuto pochi giorni fa nella Russia centrale, negli Urali, dove un meteorite è caduto sulla Terra provocando più di mille feriti a causa dell’onda d’urto generata per la sua frantumazione nel livello più basso della nostra atmosfera, gli studiosi dell’Accademia delle Scienze della Russia hanno annunciato il ritrovamento di dozzine di frammenti lasciati dal meteroite durante la sua caduta. A causa dell’eccezionale potenza dell’impatto con l’acqua, che secondo gli scienziati è stata 30 volte superiore all’energia generata dalla bomba atomica lanciata su Hiroshima durante la Seconda Guerra Mondiale, vi erano pochissime speranze di trovare pezzi analizzabili del meteorite.

 

 

Secondo gli studiosi la parte più grande del meteorite, si sarebbe inabissato nel lago Chebarkul e potrebbe avere un diametro di 50-60 centimetri ma, la sua parte più esterna, la crosta di fusione, si sarebbe comunque dispersa nella zona adiacente e intorno al lago. Infatti, subito accorsi sul luogo d’impatto, finora avrebbero trovato ben 53 pezzi analizzabili di meteorite della grandezza di mezzo centimetro, composti principalmente di ferro, crisolito e solfito.

 

Dalle prime analisi effettuate, sembrerebbe che il corpo celeste appartenga ai condriti, meteoriti rocciosi indifferenziati dotati della stessa composizione chimica dei planetesimi, piccoli corpi freddi che si formarono nel sistema solare primordiale, dotati di un contenuto di ferro intorno al 10%.

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