Un robot per esplorare gli abissi. Si chiama Tifone!

Costruito da un team di specialisti dell’Università di Firenze, nell’ambito del progetto “Thesaurus”, dedicato a sviluppare tecnologie utili per la ricerca archeologica e di reperti in mare, il particolare robot avrà il compito di rilevare, documentare ed immortalare i siti sottomarini, caratterizzati dalla presenza di relitti e reperti vari, che si trovano in grandi quantità nei fondali marini, ma che data l’ostilità dell’ambiente rimangono spesso inosservati e sconosciuti, privando l’intera umanità di bellezze straordinarie.

 

 

Tifone, presentato ieri alla stampa, pesa circa 170 kg, è lungo quasi 4 metri, può spingersi fino in profondità a circa 300 metri sotto il livello del mare, ed è anche particolarmente veloce (fino a 5 nodi), con un’autonomia di circa 8 ore. Dovrà ora superare tutti i test che serviranno a verificare la capacità dei sistemi di bordo di regolare in modo adeguato velocità, inclinazione, rotta e profondità, oltre che il funzionamento dei sistemi di comunicazione radio in superficie e acustico in immersione nonchè i sensori per l’acquisizione di immagini ottiche ad acustiche. Con lui verranno utilizzati anche altri due robot gemelli, per missioni ‘in sciame’, in cui comunicheranno attraverso modem a ultrasuoni.

 

Il robot Tifone è in grado di visualizzare con un sonar e con due telecamere la superficie del fondale, di scansionarla in 3D e di renderla fruibile alle registrazioni di Google Maps e Street View. I modelli tridimensionali dei siti e dei reperti potranno essere utilizzati per una simulazione o una visita virtuale. Infine il veicolo è dotato di un ecografo in grado di penetrare nei sedimenti e verificare la presenza di un reperto o di un artefatto archeologico.

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