Marte, Curiosity e le esplorazioni umane

Mentre Curiosity è alacremente al lavoro sul suolo marziano si pensa già a una missione con un equipaggio umano. Ora la parola al Congresso Usa

 

Neppure un mese fa il rover della Nasa, Curiosity, è arrivato su Marte, è uscito a fare una passeggiatina, ha scattato qualche foto ricordo e annusato l’atmosfera. Ma non tornerà più a casa. Ora, secondo gli scienziati, è tempo di alzare il tiro. L’agenzia spaziale statunitense ha infatti pubblicato i risultati di uno studio che ha valutato una serie di opzioni per l’esplorazione futura del Pianeta Rosso. Il primo obiettivo individuato dai tecnici è una missione che porti sulla Terra un campione di rocce marziane. Siamo arrivati su Marte, dicono in sostanza gli autori dello studio, ma ora dobbiamo dimostrare di essere capaci di tornare indietro con qualcosa in mano.

La Nasa, che deve fare i conti con una serie di ingenti tagli al budget, ha riconsiderato tutti i suoi programmi esplorativi per i prossimi anni: da una parte ci sono le indicazioni dell’amministrazione Obama, che spinge per l’invio di esseri umani su Marte, dall’altra le priorità scientifiche, che richiedono una maggiore conoscenza della composizione del suolo marziano. Il compromesso indicato nel report sarebbe proprio una missione di recupero di campioni alieni da portare sulla Terra: “ Riportare frammenti di rocce marziane sulla Terra rappresenta la migliore opportunità per trovare sinergie tecnologiche tra i programmi”, ha dichiarato John Grunsfeld, ex-astronauta che fa parte dello Science Mission Directorate della Nasa. “ Inviare una missione su Marte per prendere un campione e portarlo sulla Terra non è in fondo molto diverso che mandarci un equipaggio umano. C’è un parallelismo di idee da tenere in considerazione”.
Naturalmente, l’ipotesi indicata dagli scienziati apre nuove e intriganti problematiche, prima fra tutte quella della contaminazione interplanetaria. Se è vero che le navicelle spaziali inviate verso altri pianeti portano con sé una gran quantità di batteri autostoppisti che potrebbero sopravvivere e invadere l’ambiente alieno, bisogna tener presente anche il fenomeno opposto: le rocce marziane potrebbero contaminare la Terra. Una delle proposte della Nasa per ovviare a questo pericolo, se dovesse rivelarsi troppo difficile o costoso inviare esseri umani direttamente sul suolo del Pianeta Rosso, è un bizzarro rendez-vous spaziale dalle parti dell’orbita Terra-Luna. Gli astronauti potrebbero intercettare la navicella con i campioni, analizzarli e metterli in quarantena prima che giungano sul suolo terrestre.

In ogni caso, Grunsfeld ha sottolineato come i contenuti del loro lavoro rappresentino solo delle linee guida per il futuro, e non precise indicazioni strategiche: l’ultima parola spetterà al Congresso che, a gennaio 2013, dovrà decidere l’entità dei finanziamenti concessi all’agenzia spaziale.

Fonte: http://daily.wired.it/news/scienza/2012/09/26/marte-missione-nasa-andata-ritorno-193456.html

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