Scienza: scoperti milioni di buchi neri, ecco gli hot dog

Le chiamano proprio così, hot dog. E calde lo sono sul serio. Ma non si tratta né di cani reduci da una sauna né di panini col würstel: sono le hot dust-obscured galaxies, una nuova classe di galassie cosparse di polvere incandescente e farcite con buchi neri supermassicci. Non è solo l’ennesima conferma che, a scegliere gli acronimi, alla NASA ci sanno fare. Le galassie hot DOG, nome a parte, sono oggetti dannatamente interessanti.

Rarissime, al punto che nel corso di una perlustrazione dell’intero cielo ne sono stati individuati appena un migliaio di candidati.

Oggetti estremi, in grado di emettere una luce equivalente a centomila miliardi di volte – sì, un 1 con 14 zeri alle spalle – quella prodotta dal Sole: una cascata di radiazione elettromagnetica tale da renderle fra le galassie più brillanti che si conoscano.

Ma se sono così brillanti, perché è tanto difficile vederle? È che per apprezzarne il bagliore ci vogliono gli occhi giusti. Non certo la nostra vista da umani, per la quale la polvere che avvolge questi oggetti è impenetrabile al punto da renderli invisibili. Occorre una vista sensibile ai raggi infrarossi: la banda dello spettro nella quale la polvere calda, da velo, si trasforma in faro. Una vista come quella di WISE, il Wide-field Infrared Survey Explorerdella NASA, il telescopio spaziale artefice della scoperta appena messa online sul sito Arxiv.

Lanciato nel dicembre del 2009, WISE ha scandagliato per oltre un anno il cielo infrarosso raccogliendo una messe di dati straordinari, resi pubblici nel marzo scorso. E le galassie hot DOG non sono l’unica rarità del suo prezioso bottino. Già l’anno scorso lo sguardo implacabile del satellite NASA aveva conquistato le prime pagine dei giornali grazie all’individuazione di 2010 TKT, il primo asteroide “troiano” mai scoperto per il nostro pianeta. Ma dall’abbondante paniere di WISE sono usciti anche 2.5 milioni di buchi neri supermassicci, distanti fino a 10 miliardi di anni luce dalla Terradue terzi dei quali mai osservati prima, sempre a causa del bozzolo di polvere che li circonda.

Rarità e potenza a parte, le hot DOG stanno suscitando l’interesse degli scienziati anche per il contributo che stanno offrendo alla comprensione dei meccanismi di formazione delle galassie. «I buchi neri supermassicci osservati nel cuore di questa galassie da record», dice Peter Eisenhardt del JPL, primo autore di uno dei tre lavori sulle scoperte di WISE, tutti in corso di pubblicazione su The Astrophysical Journal, «sembrano essersi formati prima del guscio di stelle che li circonda. Insomma, l’uovo sarebbe arrivato prima della gallina».

Fonte: media.inaf.it

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