È possibile sapere quanto erutterà un vulcano?

Quanta lava sprigionerà l’Etna? Ecco un nuovo metodo messo a punto dall’Ingv per prevenire i danni che potrebbe causare un vulcano in eruzione


Dallo studio delle fontane di lava, quello spettacolare fuoco d’artificio che sta caratterizzando le ultime eruzioni dell’ Etna, è possibile capire il volume complessivo dei frammenti che fuoriescono dalla bocca di un vulcano. A fornirci misure più precise è in particolare la variazione della temperatura di una colata. E’ questo quello che hanno scoperto alcuni ricercatori dell’ Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv) in uno studio pubblicato sulla rivista Geophysical Research Letters.

Gli scienziati italiani sono arrivati a queste conclusioni utilizzando un nuovo metodo per l’analisi delle immagini satellitari. In particolare, gli studiosi hanno valutato in 28 milioni di metri cubi la lava totale emessa durante 19 fontane di lava dell’Etna (dal gennaio 2011 al gennaio 2012) elaborando le immagini termiche acquisite dal sensore Seviri (Spanning Enhanced Visible Infrared Imager), a bordo del satellite Meteosat. In questo modo hanno scoperto, per esempio, che la quantità di lava emessa durante gli eventi parossistici del 2011 è confrontabile con i volumi annuali che hanno caratterizzato le eruzioni effusive dell’Etna dal 1970 ad oggi.

Per risalire dalla temperatura alla quantità di lava fuoriuscita i ricercatori hanno analizzato la curva di raffreddamento. “La curva di raffreddamento di una colata – spiega Ciro Del Negro, dirigente di ricerca dell’Ingv – ha un andamento nel tempo che dipende dalla quantità di lava eruttata. Maggiori volumi saranno anche più spessi ed impiegheranno più tempo a raffreddare, quindi misurando quanto velocemente la lava si raffredda è possibile calcolare il volume con sufficiente precisione”. Per calcolare il flusso di calore prodotto da ciascuna colata di lava gli scienziati hanno sviluppato un metodo che analizza le immagini termiche del sensore Seviri. “Utilizzando un modello teorico di raffreddamento della lava è stato stimato il volume di lava emesso”, dice Del Negro.

Capire i volumi di lava emessi da un vulcano è importante per riuscire a prevenire eventuali disastri nelle aree prossime al vulcano. “I parametri dimensionali di una colata lavica – afferma Del Negrosono proporzionali alla sua capacità distruttiva. Maggiore è il volume di una colata, più essa sarà lunga, e più lontane dalla sommità del vulcano saranno le aree potenzialmente soggette ad invasione lavica”. Per cui conoscere già dall’inizio di un’ eruzione qual è la portata della lava emessa dalla bocca effusiva permette di avviare tutte le simulazioni previsionali che individuano le aree maggiormente a rischio. Senza contare il fatto che colate molto voluminose possono essere seguite da fasi di collasso della zona sommitale del vulcano.

Questo significa garantire una maggior tutela alle aree a rischio che si trovano per esempio vicino all’ Etna, dove l’espulsione di fontane di lava non sono rare.

“Le fontane di lava – sottolinea Del Negro –  sono episodi che accadono con frequenza molto irregolare all’Etna. Si passa da un massimo di 66 episodi, osservati ad es. nel 2000, a nessun episodio come ad es. nel 2005, quando ci sono state esclusivamente effusioni laviche. Durante il 2011 si sono verificate 18 fontane di lava. Quello di giorno 1 aprile è il quinto episodio del 2012”.

Fonte: http://daily.wired.it/news/scienza/2012/04/04/colate-lava-misurazione-vulcani-36954.html#content

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *