Ricercatori italiani scoprono gli UFO, i figli dei buchi neri

Una scoperta tutta italiana in campo astrofisico è destinata a far parlare nei prossimi giorni. Un ricercatore della Nasa, Francesco Tombesi, e un collega dell’Inaf, Massimo Coppi, hanno scoperto gli UFO. Prima di generare falsi clamori, spieghiamo meglio cosa si intende in questo caso per ufo. Si tratta degli Ultra-Fast Outflows (UFO), cioè i figli dei buchi neri, che vengono espulsi dal cuore di molte galassie con nucleo attivo. La scoperta è stata effettuata con l’ausilio dal telescopio spaziale X dell’ESA XMM-Newton.

Nelle galassie con nucleo attivo risiede un buco nero supermassiccio in piena attività, avvolto in un disco che si accresce sempre di più. E’ stato recentemente scoperto come quanto più è alto il numero e la velocità delle stelle presenti nel rigonfiamento centrale della galassia tanto più sono grandi i buchi neri all’interno di essa.

 

La scoperta degli astrofisici italiani è stata pubblicata sulle riviste Astronomy and Astrophysics, su The Astrophysical Journal, e prossimamente  sulla rivista Monthly Notices of the Royal Astronomical Society.

Attraverso lo studio di righe in assorbimento del ferro altamente ionizzato, rilevato su 42 galsssie dal nucleo attivo, gli astrofisici sono riusciti ad individuare grandi quantità di materiale che viene espulso a velocità altissime, di circa il 10 percento della luce, dal disco di accrescimento intorno ai buchi neri supermassicci nel centro di queste galassie. Data la loro estrema velocità, questi getti sono stati chiamati in inglese Ultra-Fast Outflows (UFOs). La quantità di materiale espulsa è comparabile a quella effettivamente accresciuta dal buco nero, e questi UFOs sono abbastanza potenti da poter avere effetti su grandi scale all’interno della galassia ospite e di influenzarne anche l’evoluzione.

 

Questo fenomeno è fondamentale non solo per capire come funzionano i buchi neri, ma anche per comprendere la formazione ed evoluzione delle galassie che li ospitano.

 

Notizie sul telescopio XMM Newton

 

E’ un telescopio orbitante che osserva il cosmo attraverso i raggi X. L’acronimo sta per X-ray Multi-Mirror .La sua denominazione ufficiale è  High Throughput X-ray Spectroscopy Mission (Missione di Spettroscopia di Raggi-X ad Alta Prestazione). E’ stato lanciato dall’Agenzia Spaziale Europea il 10 dicembre 1999 dal Centre Spatial Guyanais di Kourou con un Ariane 5.
La massa di XMM-Newton è di  3800 chilogrammi, la lunghezza di 10 metri e larghezza di 16 metri con i pannelli fotovoltaici dispiegati. È dotato di tre telescopi per i raggi X prodotti dalla Media Lario in Italia, ciascun telescopio è dotato di 58 specchi concentrici di tipo Wolter. I telescopi coprono un banda che va da 0.1 keV a 12 keV e hanno una superficie totale di ricezione di 3.400 cm². A bordo sono montati anche tre macchine ad immagini per fotoni, due spettroscopi a riflessione e un monitor ottico del tipo Ritchey-Chretien da 30 cm.
Benchè progettato per soli 2 anni di missione, il telescopio continua a funzionare. XMM-Newton ha osservato anche la cometa Tempel 1 durante l’impatto prodotto dalla missione Deep Impact.Recentemente, un gruppo di scienziati, analizzando dati provenienti da questo satellite, ha identificato un’eccesso di calcio e di nickel negli ammassi stellari.

 

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