Una macchia scura su Marte: è la Syrtis Major

Gli appassionati di astronomia che osservano Marte all’oculare dei loro telescopi, hanno una certa familiarità con un’area del pianeta rosso, che in buone condizioni di osservazione può essere facilmente identificata come una macchia scura: è la Syrtis Major.  Si tratta di una grande regione vulcanica a nord dell’equatore di Marte che si estende su un’area di circa 1500 chilometri, ossia circa la metà delle dimensioni dell’Europa. The High Resolution Stereo Camera (HRSC), gestito dal Centro aerospaziale tedesco, a bordo della sonda dell’ESA Mars Express, ha ripreso un tratto di un chilometro della Syrtis Major ad una risoluzione di circa 19 metri per pixel durante l’orbita dello scorso 8 giugno 2011. Syrtis Major è stata osservata la prima volta nel 1659 dal matematico, fisico e astronomo Christiaan Huygens (1629-1695), che fu anche il primo a riconoscere gli anelli di Saturno.

La colorazione marcata scura della regione ha permesso ad  Huygens di determinare la rotazione di Marte nel corso delle sue osservazioni telescopiche. Si era così in grado, per la prima volta, di stimare la durata del giorno del pianeta – in modo relativamente preciso, arrivando a un valore di 24,5 ore (in realtà è di 24 ore e 37 minuti). Il nome Syrtis Major è derivato dal nome romano per il Golfo della Sirte, sulla costa della Libia. Al momento, Marte è ancora una volta vicino alla prossima opposizione alla Terra che avverrà il 2 marzo 2012.  Il Sole, la Terra e Marte saranno infatti in linea retta con la Terra nel bel mezzo; Marte sorgerà ad est subito dopo il tramonto e sarà in alto nel cielo del sud a mezzanotte. Non si tratta tuttavia di un’opposizione molto favorevole per gli astronomi, perché, a causa della sua orbita molto ellittica, il pianeta rosso sarà nel suo punto più lontano dal Sole. Come risultato, la distanza tra la Terra e Marte sarà soltanto di 100,8 milioni di chilometri, mentre durante l’ultima l’opposizione del 28 agosto 2003 erano soltanto 55 i milioni di chilometri di distanza, che ha rappresentato il massimo avvicinamento al nostro pianeta degli ultimi 60.000 anni.

Le immagini qui riportate sono state prodotte dal Dipartimento di Scienze Planetarie e Telerilevamento presso l’Istituto di Scienze Geologiche della Freie Universitat di Berlino, sulla base dei dati di immagine HRSC sistematicamente pre-elaborati da DLR. Essi mostrano una sezione di Syrtis Major a 16 gradi nord e 73 gradi est. Sulla mappa sono visibili le colate di lava vulcanica che hanno inondato il materiale più vecchio che occupa l’altopiano e possono essere facilmente distinguibili dal loro ambiente a causa della loro colorazione più chiara. I fronti di flusso dei singoli flussi di lava solidificata assomigliano a linee con alcune irregolarità; nell’immagine inoltre si rivelano sottili differenze di altezza. Alcuni crateri da impatto nella regione sono stati parzialmente o completamente riempiti di materiale vulcanico.

Un cratere da impatto con un diametro di circa 18 chilometri è stato riempito quasi completamente dalla lava a bassa viscosità e il contorno circolare è appena visibile attraverso il coperchio di lava più recente. Il cratere dell’area mostrata ha un diametro di circa 20 chilometri con una piccola montagna nel suo interno.

Ad Ovest di questa montagna centrale (sopra nell’immagine) è presente un piccolo campo scuro di dune. Un’altra caratteristica evidente è che i crateri da impatto più anziani si trovano negli altopiani vecchi nella metà superiore delle viste ortogonali.

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