Energia sostenibile e nanotecnologie: arriva il riscaldamento dalle radici

Oggi i sistemi di riscaldamento a pavimento (l’acqua calda circola in tubature che si trovano sotto la pavimentazione) permetteno di fornire calore con un’efficienza superiore rispetto a quelli tradizionali che riscaldano l’aria. Secondo l’Unione Europea il risparmio energetico va dall’8% fino al 30% e la performance migliora ancora se il sistema è integrato con una pompa di calore geotermica. Non male ma si può fare di più.

A provarci sono due scienziati coreani, Young–Suk e Tae–Sung Oh che studiando la decomposizione di materiale vegetale nel terreno a contatto con le radici delle piante, hanno ideato un nuovo sistema di riscaldamento a pavimento in grado di ridurre i consumi di energia addirittura fino al 60%.

Secondo i due scienziati, le termiti e le formiche riescono a trasportare circa il 15% del materiale al secondo strato del suolo. Qui la decomposizione è facilitata dall’azione dei funghi e dall’areazione dovuta all’attività dei lombrichi. Il calore generato dalla decomposizione riscalda il suolo attorno alle radici della pianta, potenziando l’osmosi con le foglie e quindi favorendo la crescita e migliorando il sapore dei frutti.

Young – Suk e Tae – Sung Oh hanno creato un film sottile di nanofibre di carbonio da posizionare sotto il parquet o un tappeto che potrebbe portare la temperatura dell’ambiente circostante fino a 36,5 gradi centigradi grazie al collegamento con un sistema a celle solari da 12 volt.

Inizialmete, nel 2007, questo sistema venne introdotto in Giappone e in Corea per riscaldare le serre e riscosse un grande successo tra i coltivatori di pomodori e fragole anche perché permetteva di risparmiare fino al 70% di energia.

Lo stesso sistema è stato poi applicato al riscaldamento delle case. Oggi i modelli più avanzati sono composti da un reticolo di fibre di carbonio intessute su una base di gomma o pvc. Ogni modulo di tappeto è colegato agli altri elettricamente attraverso fibre di carbonio di pochi micron e riceve energia da celle solari applicate alle finestre. Si tratta delle celle dye-sensitized, dette anche Dssc o celle di Grätzel, che trasformano l’energia solare in energia elettrica mediante un processo molto simile alla fotosintesi clorofilliana.

Un riscaldamento di questo tipo, al di là di fornire una temperatura ideale per camminare a piedi scalzi, risolverebbe anche il problema degli acari. Infatti da una parte la luce solare (radiazione UV) che le celle lascerebbero passare dai vetri ucciderebbe i parassiti, dall’altra il riscaldamento a pavimento fungerebbe da essicatore rendendo meno nutriente qualsiasi briciola o scarto che normalmente può finire per terra, contenendo così la loro proliferazione.

Il nuovo sistema di “riscaldamento dalle radici” che ha bisogno per funzionare della sola luce solare, permetterebbe di abbattere in modo consistente i consumi di energia e di conseguenza le emissioni di anidride carbonica, senza dimenticare che renderebbe più salubre l’ambiente di casa.

Un’applicazione tecnologica che potrebbe essere incentivata dall’Unione Europea per contrastare il consumo energetico del settore residenziale dove il 70% dell’energia viene consumata proprio per il riscaldamento che equivale, secondo i dati Eurostat 2010, alla combustione di 476 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio (Mtep).

Mentre la Panasonic ha iniziato a commercializzare questa invenzione sul mercato giapponese, nel resto del mondo, siamo appena alle prime sperimentazioni di un’applicazione che, secondo i dati del Nuovo Rapporto al Club di Roma del 2010, potrebbe generare un numero di posti di lavoro pari a quelli del settore dell’installazione dei pannelli fotovoltaici.

Fonte: Riscaldamento dalle radici « Oggi Scienza.

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