I monumenti di Roma perdono 6 micron di superficie all’anno

Uno studio condotto dall’Ispra, l’Istituto superiore per la ricerca e la protezione ambientale e dall’Iscr, l’Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro, ha rivelato come i monumenti del centro di Roma perdano 6 micron di materiale superficiale ogni anno. Lo studio condotto sugli effetti dello smog sui monumenti ha mostrato l’effettivo pericolo che corrono ogni giorno i monumenti della capitale, soprattutto quelli più vicini al Tevere e situati al centro della città, a causa dell’alto tasso di inquinamento dell’aria e dei vari agenti inquinanti che attaccano le superfici delle opere. Analizzato 77 monumenti capitolini sottoposti ad un lento e progressivo deterioramento a causa dell’ambiente circostante si è visto come a correre i maggiori rischi siano le chiese di S. Marco, S. Martino ai Monti, S. Tommaso in Parione, S. Filippo Neri e S. Cecilia in Trastevere. Proprio quelle più centrali e più esposte. Chiaramente per queste strutture l’inquinamento non è l’unico nemico. Infatti sono considerate le più a rischio sia perché hanno già una situazione critica relativa allo stato di conservazione, sia perché la loro vicinanza al Tevere e l’umidità del fiume amplifica gli effetti negativi dello smog.

L’erosione stimata dalla ricerca sui monumenti di Roma è compresa tra 5,7 e 6,3 micron, cioè circa un millesimo di millimetro all’anno. Ma nelle zone con più monumenti la perdita di materiale è compresa in un intervallo che va da 6 a 6,2 micron l’anno, cioè al di sotto del valore accettabile di erosione, secondo quanto stabilito in sede europea, pari ad una perdita di 8 micron all’anno. Inoltre i monumenti calcarei come il Colosseo, per esempio, sono maggiormente soggetti a fenomeni di erosione, annerimento e processi di gelo e disgelo.

La ricercatrice Patrizia Bonanni, responsabile del settore Piani di risanamento dell’Ispra, spiega: “A danneggiare i monumenti sono in particolare gli ossidi di azoto, le polveri sottili Pm10 e Pm 2,5 e l’ozono. Le polveri scuriscono il marmo e gli ossidi di azoto, mischiati alla pioggia, concorrono allo sbriciolamento. Ricordiamo infatti che il marmo è composto di carbonato di calcio, che diventa solubile a contatto dell’acqua e di sostanze acidificanti come, appunto, gli ossidi di azoto”.

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