Archivio Wikileaks disponibile in rete: ecco tutti i segreti della scienza e tecnologia scoperti da Assange

Nessuna password, nessun messaggio criptato e nessun accesso filtrato: da giovedì primo settembre, l’intero archivio di WikiLeaks è disponibile in Rete e chiunque abbia qualche nozione base di navigazione è in grado di accedere ai 251.287 cablogrammi e di organizzare la ricerca per parole chiave. Digitando Italia, per esempio, si viene scaraventati in un’arena popolata da 6.362 file all’interno dei quali viene citato lo Stivale e la sua situazione politica, economica e sociale. Rivelazioni, riflessioni e valutazioni della diplomazia statunitense che sono tutt’ora, mentre giornalisti e semplici internauti scartabellano il materiale, oggetto di un braccio di ferrofra Julian Assange e le testate con cui il fondatore di WikiLeaks stesso avevo stretto accordi. L’apertura totale delle porte al vaso di Pandora dell’informazione, l’inizio della pubblicazione parziale risale al novembre del 2010 (qui le rivelazioni di gennaio 2011), sancisce la fine del dialogo fra i media (e il giornalismo?) tradizionali e la no profit dedicata alle – letteralmente – fughe di notizie, e delega ai singoli cittadini il dovere di analizzare il materiale e far circolare quello più importante e rilevante. Noi abbiamo selezionato alcuni documenti riguardanti tecnologia, scienza e ambiente.

L’interesse degli Usa per il ritorno dell’Italia al nucleare
In un documento datato 24 dicembre 2008, l’Ambasciata di Roma fa il punto sulla situazione dell’energia nucleare nel nostro paese, a partire dagli obiettivi fissati dal ministro Claudio Scajola per il 2020 (25% rinnovabili, 50% combustibili fossili e 25% nucleare). Gli Stati Uniti sottolineavano allora come il governo Berlusconi fosse intenzionato a puntare sul nucleare nonostante i cittadini avessero espresso parere contrario in merito con un precedente referendum e individuavano nella ricerca di finanziamenti per lo sviluppo delle centrali l’incognita del progetto. Gli States, che citavano Enel e la controllata di Finmeccanica Ansaldo tra i possibili attori tricolori coinvolti, manifestavano interesse a investire con Westinghouse e General Electric e –come si legge in un altro documento – vedevano nella cooperazione Usa-Italia nel nucleare un possibile spinta per la situazione energetica a stelle e strisce.

La battaglia della Apple in Cina
Nel settembre del 2008,  l’Ambasciata di Pechino si occupava della lotta della Apple alla pirateria. Il documento evidenzia come il team capitanato da Don Shruhan e John Theriault, già responsabili dello scardinamento della diffusione fasulla di Viagra orientale, abbia individuato i luoghi dedicati alla riproduzione dei gingilli della Mela, nella provincia di Guangdong, vicino all’impianto ufficiale di Foxonn, e ricostruito il percorso dei prodotti contraffatti. Nelle conclusioni l’Ambasciata sottolinea tuttavia che senza il supporto del governo cinese, che nel caso del Viagra era interessato a tutelare la salute dei suoi cittadini, gli sforzi sono vani.

Taiwan taglia le gambe alle rinnovabili
Febbraio 2010, al centro della riflessione l’approccio di Tawian in direzione delle energie alternative. Le autorità si sono poste l’obiettivo di aumentare la capacità delle rinnovabili/alternative dall’8 al 15% entro il 2025. Al fornitore statale di energia Taipower è stato dato il compito di acquistare rinnovabili all’ingrosso dai produttori a prezzi fissi con una revisione (e successiva imposizione di una cifra) annuale da parte dell’autorità stessa. In questo modo, sottolinea il documento, il settore pubblico è rimasto tagliato fuori, non essendo i tassi abbastanza alti da incoraggiare investimenti. Causa di ciò sarebbe l’interesse che Taipower ha a spingere il nucleare, considerato a Taiwan un’energia alternativa, e a mantenere il monopolio della fornitura di energia.  Inoltre, secondo il documento, una dichiarazione del ministro senza portafoglio Liang Chi-yuan fa riflettere su un maggiore interesse dell’isola ha in termini economici piuttosto che di diffusione delle energie in questione.

La stretta dello Sri Lanka sui nuovi media
Dallo Sri Lanka arriva, sempre nel febbraio 2010, un allarme sulla tendenza a censurare e controllare siti Internet, motori di ricerca, social network e messaggistica via sms. Il documento parte citando un articolo delSunday Times, secondo il quale il regolatore locale delle telecomunicazioni avrebbe assoldato esperti informatici cinesi per mettere un bavaglio alla Rete, imponendo – fra le altre cose – la registrazione obbligatoria di tutti i portali e un controllo dei risultati di Google e simili. La World Bank, che supporta finanziariamente il regolatore delle tlc, ha negato di aver assunto consulenti ma il documento pone l’accento sugli indizi dell’atmosfera che si registra nel paese: la scomparsa della giornalista Prageeth Ekneligoda, l’arresto di cittadini per aver pubblicato messaggi anti-governativi su Facebook e Twitter e il blocco di siti Internet avvenuto sotto elezioni. La preoccupazione è per la libertà di informazione e comunicazione e e per le opportunità di business nello Sri Lanka.

Il tira e molla saudita
Nel documento dedicato ai tentennamenti dell’Arabia Saudita in merito alla sottoscrizione dell’ accordo di Copenaghen, gli interessi del paese nell’economia del petrolio impediscono di prendere posizione nella tutela dell’ambiente, gli Stati Uniti si dicono convinti che i leader si stiano rendendo conto del rischio che corrono non prendendo l’impegno di ridurre del 40% le emissioni di anidride carbonica entro il 2020. Si preoccupano, si legge, ragionando a lungo termine, ma non hanno ancora compreso quale sia il reale impatto climatico di quanto deciso in terra danese.

Fonte: www.wired.ittecnologia.tiscali.it

 

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