“Batteri spazzini” ripuliscono gli affreschi pisani

In una intervista rilasciata all’Osservatore Romano, il microbiologo Giancarlo Ranalli, dell’Università del Molise, ha dichiarato come sia possibile ripulire gli affreschi attraverso l’utilizzo di batteri sapientemente addestrati.

Si tratterebbe di “batteri-spazzini”, cioè microrganismi del genere Pseudomonas stutzeri che prima di entrare in azione devono essere addestrati. Queste colture batteriche, vengono nutrite con acqua e con la sostanza che devono mangiare, che nel nostro caso è colla animale. Questo genere di ricerche e di sperimentazioni sono del tutto nuove. Certo in passato vennero usati degli enzimi per trattare dipinti policromi e reperti cartacei, ma l’utilizzo di cellule microbiche vitali, come agenti di biorestauro,  non era mai stato applicato prima d’ora, infatti erano confinate all’interno delle mura dei diversi laboratori di analisi e di ricerca.

I batteri verranno impiegati per restaurare le pitture della chiesa di Santos Juanes a Valencia e del Camposanto a Pisa, dove in entrambi i casi gli affreschi erano stati “strappati”, che in arte vuol dire “staccati” dai muri, con l’aiuto di colle animali; sia nel caso della chiesa spagnola che nel 1936, a seguito di un incendio subì diversi danneggiamenti, sia nel caso del Camposanto, che nel 1944 subì questi stacchi nel tentativo di salvarli dai bombardamenti della Seconda guerra mondiale.

Per effettuare questi strappi, vennero usate delle colle animali che nel corso del tempo sono diventate insolubili e impossibili da togliere con i metodi tradizionali. I batteri dovranno mangiare queste colle, lasciando intatta la parte dipinta.

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