Biocarburanti dalla canna da zucchero

Uno studio condotto nella savana brasiliana rivela un motivo in più per cui produrre biocarburanti dalla canna da zucchero farebbe bene all’ambiente. Ma non è tutto oro quello che luccica e la prudenza è d’obbligo: il rischio di una deforestazione massiccia è dietro l’angolo

Il Brasile non è solo la terra del carnevale, della samba e del caffè. Grazie a strategie avviate in seguito alla crisi petrolifera del 1973, è diventato anche il paese del biocarburante e oggi è leader mondiale indiscusso nella produzione di biocombustibili da canna da zucchero. Un modo pulito di produrre energia che, oltre a limitare lo sfruttamento di fonti non rinnovabili, come gas e petrolio, riduce di molto le emissioni di anidride carbonica. E i benefici per l’ambiente non si esauriscono qui. Stando a una ricerca pubblicata sull’ultimo numero della rivista “Nature Climate Change”, la riconversione in canna da zucchero di altre coltivazioni, soprattutto soia, è in grado di raffreddare il clima locale .

Lo studio, coordinato da ricercatori del Dipartimento di ecologia globale della Carnegie Istitution di Stanford, quantifica gli effetti diretti sul clima dell’espansione delle zone coltivate a canna da zucchero in terreni agricoli o dedicati al pascolo nella regione del cerrado, la grande savana tropicale del Brasile centrale.

In particolare, di un’area di savana di circa 2 milioni di km2 sono stati raccolti centinaia di dati satellitari relativi alle temperature, alla riflettività (o albedo) e all’evapotraspirazione (la quantità d’acqua che dalle piante e dal terreno passa nell’aria allo stato di vapore). Grazie alle immagini satellitari è stato possibile verificare come, nel tempo, questi parametri si siano modificati quando dalla vegetazione naturale si è passati a coltivazioni agricole o pascoli e infine, da questi, a coltivazioni di canna da zucchero. I ricercatori hanno prima registrato che il passaggio dalla vegetazione naturale alle colture di vari prodotti (ma non canna da zucchero) o alla pastorizia provoca un riscaldamento dell’aria di circa 1.55 C°. Poi, prendendo in esame quelle stesse zone riconvertite in piantagioni da canna da zucchero, hanno riscontrato una diminuzione della temperatura media di circa 0.6 C°. L’effetto “rinfrescante” della canna da zucchero sarebbe dovuto proprio alla sua struttura, che riflette la luce solare verso l’alto e abbassa la temperatura ambientale emettendo acqua più fresca dell’aria circostante.

Non facciamoci ingannare, però, dal dato positivo. La canna da zucchero non è la panacea a tutti i mali che minacciano la sopravvivenza della Terra, riscaldamento globale in testa. Infatti, se è vero che, dal punto di vista climatico, coltivare canna da zucchero è meglio di altre piantagioni, la tutela della vegetazione naturale resta comunque l’alternativa più accreditata per far scendere le temperature del nostro pianeta. E non dimentichiamo che le colture di biomasse stanno progressivamente sottraendo terreno alla produzione di beni primari; una condizione che ha già avuto conseguenze importanti, come testimonia il drastico aumento del costo del grano registrato negli ultimi anni. Meglio, quindi, non farsi prendere la mano nella riduzione della superficie di boschi, foreste, savane e terreni naturali per far spazio a distese di biomasse. Un punto fermo su cui non si può mediare, come raccomandano anche i ricercatori della Carnagie Institution.

Fonte: oggiscienza.wordpress.com

 

 

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