Nuove centrali nucleari al torio: sono più sicure e a minor rischio di esplosione

E’ un’opinione del nobel per la fisica Carlo Rubbia e se ne sta parlando molto in questi giorni dove, a causa del terremoto in Giappone, la sicurezza delle centrali nucleari è diventata oggetto di discussioni e confronti anche internazionali. E’ un discorso molto discusso tanto che da esso dipende forse anche il mercato delle rinnovabili ed il tanto famigerato quarto conto energia, ormai prossimo ad uscire per stabilire gli incentivi del fotovoltaico per il 2011 dopo il decreto Romani. Ma vediamo meglio in cosa consiste questa nuova tecnologia nucleare. Innanzitutto iniziamo dicendo che non è poi così nuova, in quanto si studia già dagli anni 60.

Come sostiene Carlo Rubbia, il torio e’ molto piu’ abbondante in natura dell’uranio (nelle rocce è circa tre volte più abbondante dell’uranio) e, a parita’ di peso, sviluppa un’energia 200 volte superiore. La fonte migliore è il suo fosfato, chiamato monazite, i cui giacimenti sono presenti in diversi paesi, Italia compresa Il torio non produce bombe, quindi si puo’ gestire anche in Paesi politicamente meno stabili. Una centrale a torio e’ tecnicamente detta ‘sottocritica’: significa che non puo’ creare incidenti come Chernobyl. La reazione viene infatti innescata da un flusso di protoni, che puo’ essere interrotto in qualsiasi momento, bloccando immediatamente la reazione.
Il torio è stato sperimentato in diverse centrali sperimentali in giro per il mondo con tecnologie differenti. In generale con il torio si producono meno scorie altamente radioattive e per un tempo minore, circa quattro o cinque secoli, anziche’ centinaia di migliaia di anni.

Il torio inoltre in alcuni tipi di centrali ‘lavora’ a temperature e pressioni molto inferiori rispetto all’uranio, con una minore probabilità di esplosioni.

La Cina e l’India hanno puntato decisamente su questa tecnologia e avranno i primi reattori commerciali entro breve tempo. L’anno prossimo sarà inaugurato in India un reattore capace di funzionare con torio, precisamente a Kalpakkam. Anche il progetto di Rubbia, il cosiddetto Rubbiatron, dopo essere stato acquistato dall’azienda norvegese Aker Solution potrebbe vedere la luce in uno di questi due paesi, più probabilmente la Cina.

Ovviamente i processi sono ancora da perfezionare ma i molti lati positivi di questa tecnologia fanno ben sperare.

Rubbia propone di utilizzare insieme al nucleare al torio un mix di fonti di energia alternativa: eolico, geotermico (gli unici redditizi) e il solare (insostenibile economicamente, perché non rende).

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