La Nasa studia l’ossigeno atomico per salvare i dipinti

L’ossigeno atomico si sta rivelando un potente alleato nel restauro dei dipinti antichi molto danneggiati, Lo sta studiando con molta attenzione la Nasa nel suo Glenn Research Center .

Il processo può durare dalle 20 alle 400 ore e consiste nel porre il dipinto in una stanza isolata, dove viene creato l’ossigeno atomico attraverso delle microonde, per rimuovere e dissolvere tutti i residui organici presenti sulla parte danneggiata dell’opera, come la fuliggine e il carbonio e permettere ai colori di riemergere. L’ossigeno atomico o monossigeno è presente in quantità significative nell’atmosfera solo al di sopra dei 100 chilometri. Non esiste sulla Terra perché è fortemente reattivo. Ma nello spazio, dove vi è abbondanza di raggi ultravioletti, le molecole di O2 sono possono scindersi più facilmente per creare l’ossigeno atomico.

Tale sistema ha già contribuito al recupero di una serie di opere come la “Madonna della Seggiola” datata 1513-1514, un dipinto ad olio frutto della mano artistica di Raffaello, un dipinto di Andy Warhol e un’opera danneggiata dal fuoco di Jackson Pollock.

Di seguito vediamo alcuni dipinti recuperati con questo metodo eccezionale.

Il rivoluzionario sistema ha contribuito a già contribuito al recupero di una serie di dipinti che si credevano irrimediabilmente danneggiati. Tra questi, una copia eseguita in Italia de La Madonna della Seggiola di Raffaello, un dipinto danneggiato dal fuoco di Jackson Pollock e un altro di Andy Warhol.

E’ molto interessante e forse strano il fatto che ad occuparsene sia proprio la Nasa, da sempre attiva per trovare nuove soluzioni per le sue navicelle spaziali. Ma infatti è stata proprio la Nasa ad imbattersi in questo ossigeno atomico in quanto alcune navicella spaziali nei loro voli avevano avuto problemi prorpio perché entravano in contatto con l’ossigeno atomico che risulta fortemente reattivo.

Il Glenn Research Center ha, quindi dato il via a delle accurate ricerche e ha scoperto che non solo questo materiale può essere utilizzato per salvare opere antiche ma può costituire una sorta di rivoluzione in campo medico per sterilizzare per esempio le protesi e migliorare il monitoraggio dei livelli di glucosio nei pazienti diabetici

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