Il futuro del solare sembra essere la Plasmonica

Uno staff di scienziati di Stanford pare abbia realizzato delle pellicole solari molto sottili, le più sottili mai raggiunte fino ad oggi, grazie alla plasmonica, un nuovo settore della scienza e della tecnologia, che studia le interazioni tra luce e metallo.

Il professor Mike McGehee, professore di scienza dei materiali e ingegneria all’Università californiana di Stanford, direttore del Centro per il fotovoltaico molecolare avanzato, un polo di ricerca di eccellenza sulle celle solari a film sottile, ha spiegato che la plasmonica rende più semplice aumentare l’efficienza delle celle solari. In determinate condizioni, le interazioni luce-metallo creano dei flussi ad alta frequenza di onde elettriche. Gli elettroni viaggiando con onde estremamente veloci, presentano picchi o creste ed avvallamenti o cavi. Il team di scienziati e ricercatori è riuscito ad imprimere in una cella solare una nanostruttura a nido d’ape su uno strato metallico di titanio, immergendo il tutto in un pigmento fotosensibile che impregna la nanostruttura, aggiungendo poi uno strato di argento per renderela più resistente. La luce interagendo con i dossi dello strato di argento pare dia origine all’effetto plasmonico tanto ricercato. Tantè che per ottenerlo i rilievi debbano avere un particolare diametro, altezza e distanza. I fotoni che si sarebbero sviluppati entrano nella cella e passano attraverso la base trasparente in titanio: una parte viene assorbita dal pigmento fotosensibile creando una corrente elettrica, mentre l’altra parte, la maggiore, viene riflessa dallo strato di argento e ritorna nella cella. Una percentuale di fotoni che raggiunge lo strato argentato, però, colpisce i rilievi della microstruttura e provoca le onde plasmoniche.

2 comments for “Il futuro del solare sembra essere la Plasmonica

  1. 2014-06-26 at 09:53

    Davvero interessante, grazie per aver pubblicato queste informazioni! Ho sempre creduto che le pellicole antisolari siano uno strumento essenziale per ridurre l’irradiamento solare e quindi per risparmiare energia (una questione fondamentale nella nostra epoca), e questa ricerca fa ben pensare per il futuro, dato che dimostra che gli studi in questo settore proseguono, e si spera si raggiungeranno dei risultati sempre più performanti!

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