Campi Flegrei Deep Drilling Project: progetto innovativo per valutare il rischio di eruzioni ed ottenere energia geotermica

E’ un progetto affascinante ma anche criticato da molti: vediamo di vederci chiaro. L’obiettivo iniziale era di scavare un pozzo di circa 4000 metri nelle viscere del vulcano in Campania, nei Campi Flegrei. Si tratta di uno dei vulcani più pericolosi al mondo. Le aree vulcaniche come i Campi Flegrei, chiamate ‘caldere di collasso’, rappresentano la categoria di vulcani più esplosivi al Mondo. Sebbene la maggior parte delle eruzioni da queste aree sia di piccola o moderata entità, le eruzioni più forti dette ‘ignimbritiche’, fortunatamente molto rare, sono le uniche capaci di generare catastrofi globali, ed alcune di loro, nel passato, hanno probabilmente generato estinzioni di massa. Le aree più note di questo tipo, oltre ai Campi Flegrei, sono ad esempio Yellowstone (USA), Santorini (GR), Ywo Jima (J). Il tutto con lo scopo di monitorare i segnali che provengono dallo stesso e magari di riuscire a prevedere possibili disastrose eruzioni. Il progetto è seguito dall’INGV (istituto nazionale di geofisica e vulcanologia) e come obiettivo aggiuntivo si proponeva anche di sfruttare l’energia geotermica presente nel cuore del vulcano.

I ricercatori vorrebbero installare innovativi sensori in fibra ottica per tenere sotto controllo il bradisisma, quei lenti movimenti di innalzamento e abbassamento del terreno a cui l’area partenopea è soggetta da millenni. Il magma intrappolato sotto terra, a circa 8 chilometri dal suolo, potrebbe risalire in superficie provocando un’esplosione violentissima in grado di seppellire mezza regione. I sensori permetterebbero di spiarne i movimenti sospetti e mettere in salvo la gente in tempo. Ma questa forza della natura che ribolle negli inferi potrebbe diventare anche una risorsa, se convertita in un impianto geotermico. Energia pulita e rinnovabile: ecco l’altro grande sogno in fondo al pozzo.

Annunciato cinque anni fa, finanziato per circa 10 milioni di euro dal Consorzio Internazionale per le perforazioni a scopo scientifico (ICDP) e altri organismi, tra cui la Comunità Europea, il progetto stava per entrare in azione quando si è alzato un coro di voci contrarie.

Il progetto dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia è visto con sospetto dagli studiosi, timorosi di una reazione vulcanica dovuta alle trivellazioni.

Per ora  le trivelle sono state fermate e si è in attesa di ulteriori accertamenti che chiariscano tutti i dubbi. Le posizioni però di chi è favorevole e chi è contrario sono molto distanti e apparentemente motivate da ragioni valide.

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