Negli Stati Uniti tecnologia italiana collabora con IBM e realizza un super computer che ragiona come gli umani

Negli Stati Uniti da moltissimi anni spopola un quiz televisivo, Jeopardy, che da sempre tiene collegati milioni di telespettatori. Si tratta di una trasmissione che va in onda addirittura dal 1964.

Questa volta ha partecipato al quiz un concorrente del tutto particolare, un computer dal nome Watson, progettato da Ibm frutto del lavoro di otto atenei universitari tra i quali l’università di Trento.

Il gruppo di ricerca trentino è coordinato dal professor Giuseppe Riccardi e dal ricercatore Alessandro Moschitti, ed è stato selezionato dall’Ibm per contribuire allo sviluppo del sistema di QA (Question Answering – sistema di risposta automatica) e della sua successiva estensione a sistemi interattivi o agenti virtuali in grado di dialogare con i computer.
Il lavoro dei ricercatori trentini si concentra sul miglioramento delle prestazioni attraverso cui il sistema Ibm Watson (per la sfida Jeopardy) fornisce le risposte a interrogazioni fatte in linguaggio naturale.

arrivano dunque i computer in grado di interagire con gli umani? Ancora non si sa rispondere a questa domanda. La serata televisiva del quiz ha visto il computer vincitore contro i due concorrenti però i telespettatori sono divisi fra chi esalta le doti del super computer e chi invece crede che esso sia solo più veloce nella risposta rispetto al cervello umano ma di certo non più intelligente. Staremo a vedere gli sviluppi della notizia e soprattutto vedremo come andranno a finire le altre serate dove i cervelloni cercheranno di battere Watson prendendosi la rivincita.

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