Notizie allarmanti dalle ricerche sul riscaldamento globale

Si tratta di alcune ricerche pubblicate recentemente su Nature Geoscience. La notizia è forte: entro il 2100 fra il 60% e il 90% dei ghiacciai delle Alpi potrebbe sparire per effetto dell’aumento della temperatura.  A perdere di meno saranno i ghiacciai di Groenlandia e degli altipiani asiatici, mentre a soffrire di piu’ saranno le montagne a noi piu’ vicine: l’area delle Alpi europee rischia un crollo del volume dei propri ghiacciai tra il 60% e il 90%. Al secondo posto i ghiacciai neozelandesi (tra il 65% e il 79%).Il riscaldamento globale causera’ dunque la scomparsa di tre quarti dei ghiacciai alpini entro il 2100 e l’innalzamento delle acque di 4 metri entro il 3000 per lo scioglimento di parte dell’Antartide. Tutto ciò sarebbe causato dall’innalzamento medio della temperatura di 2,8 gradi centigradi entro la fine del secolo.

Gli effetti dell’aumento delle concentrazioni di CO2 in atmosfera si sentiranno almeno per i prossimi mille anni secondo quanto affermano gli studiosi dell’Università di Calgary e del Canadian Centre for Climate Modelling and Analysis presso l’Università di Victoria.
Quello descritto nello studio è il primo modello che simula i cambiamenti climatici globali con previsioni su un arco di tempo di mille anni. Per elaborarle, i ricercatori si sono basati su una serie di scenari basati sul “caso migliore” possibile, ossia quello a emissioni zero di CO2.

Secondo le simulazioni sviluppate, sembra che l’emisfero settentrionale “se la passerebbe” meglio di quello meridionale, dato che le regioni a latitudini simili a quelle del Canada inizierebbero a sperimentare un’inversione di tendenza prima dello scoccare dei mille anni, anche se le regioni del Nord Africa avrebbero nel frattempo assistito a un’ulteriore desertificazione, con una diminuzione dell’umidità del terreno anche del 30 per cento. Le acque al largo dell’Antartide dovrebbero intanto subire un aumento di temperatura fino a 5°C, che verosimilmente innescherebbe il colasso dei ghiacciai della parte occidentale del continente.

I ricercatori ipotizzano che le differenze fra emisfero settentrionale e meridionale siano imputabili alla lentezza dei movimenti delle acque fra Nord e Sud Atlantico.
Anche le correnti atmosferiche risentirebbero della situazione, con un rafforzamento della loro intensità che nell’arco di tempo considerato non mostrerebbe segnali di inversione. Proprio approfondendo le relazioni fra temperatura dell’atmosfera e delle acque oceaniche i ricercatori intendono ora raffinare le loro simulazioni per cercare di stabilire a che velocità si potranno destabilizzare i ghiacciai antartici e riversarsi nell’oceano.

Fonti: La Repubblica, Agi, Ansa,

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