Nuove frontiere dei biocarburanti attraverso l’uso della canna comune

Da una ricerca finanziata dal gruppo M&G (Mossi e Ghisolfi) multinazionale leader mondiale nella produzione del Pet, la plastica delle bottiglie, durata cinque anni, è emerso come si possa ottenere del biocarburante attraverso l’utilizzo della canna comune, Arundo donax. L’impegno era quello di trovare dei prodotti alternativi al petrolio per diminuire la dipendenza dalle importazioni dall’estero, che ogni anno costano al Paese miliardi di euro, e tramite i biocarburanti diminuire le emissioni di gas serra.

L’ingegnere Giuseppe Fano, direttore M&G del centro di ricerca di Rivalta Scrivia, spiega come fosse necessario trovare una pianta capace di unire cinque caratteristiche: 1) non fosse alimentare, per motivi etici; 2) avesse scarso bisogno di acqua e di concimi; 3) fosse disponibile tutto l’anno; 4) crescesse su terreni marginali poveri e non utilizzati dalle coltivazioni intensive; 5) fosse autoctona, quindi ampiamente diffusa e disponibile nel territorio. La canna comune ha tutte queste caratteristiche e fornisce 40 tonnellate per ettaro di sostanza secca equivalente e, una volta lavorata, consente di ottenere 10 tonnellate per ettaro di bioetanolo.

Il trattamento è semplice e senza additivi chimici, che consumano energia. La massa vegetale viene sminuzzata, poi cotta e fatta fermentare. Si ottiene un liquido con un certo contenuto di etanolo che, attraverso diversi passaggi arriva a un contenuto di alcol etilico fino al 99%. Rimane come sottoprodotto la lignina, che ha un potere calorifico superiore al legno e viene bruciata per alimentare il processo industriale. Il restante materiale è semplicemente le acque reflue, contenenti carbonio, dalle quali si può ricavare ancora metano e biogas e chiudere il ciclo industriale «bio» fino alla fine. Dal momento in cui le canne entrano nell’impianto e si riesce a produrre il bioetanolo passano ben cinque giorni, anche se recenti studi basati sul batterio Zymomonas mobilis nella fermentazione dello xilosio, indicano come il ciclo produttivo può essere abbassato a un giorno e mezzo.

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