Lo shale gas rivoluzionerà la produzione energetica mondiale

Lo shale gas e’ un gas naturale, in prevalenza metano, contenuto in rocce scistose che si trovano a circa un kilometro e mezzo di profondita’ nel sottosuolo di 48 Stati americani . Viene considerato un gas non convenzionale perche’ intrappolato in rocce poco permeabili, e dunque non convenzionali, che per l’estrazione devono essere “fratturate”.
Lo shale gas insieme al “tight gas” (sabbie compatte) e al “coalbed methane” (carbone) rappresenta circa il 60% delle riserve on shore tecnicamente recuperabili negli Stati Uniti, secondo le stime del Dipartimento Usa dell’Energia. Oltre la meta’ delle nuove riserve sara’ costituita da shale gas nel 2011.
Lo shale gas è l’ultima moda, nel club multinazionale delle compagnie petrolifere ed energetiche. Di recente, l’Eni ha rilevato una società polacca che possiede tre licenze per estrarre il gas dalle cosiddette scisti, formazioni rocciose a base di argilla, che si sono stratificate in milioni di anni, laddove un tempo c’erano bacini di acqua bassissima. E Sorgenia, società del gruppo Cir, ha annunciato di aver rilevato il 27% di una joint venture per l’esplorazione, sempre in Polonia, delle scisti gassose. Ma così fan tutti.

Come nel caso del cosiddetto petrolio non convenzionale, il gas non convenzionale è più difficile e costoso da estrarre. Lungo la catena degli Appalachi, c’è chi lo aveva prodotto per un secolo, ma con utili marginali. Fin quando la tecnologia dell’hydraulic fracturing (la frantumazione delle rocce con getti d’acqua e additivi chimici ad alta pressione) non ha fatto miracoli.
Da tempo si riteneva che il Barnett Shale, un bacino di rocce sedimentarie vecchie 350 milioni di anni che stanno sotto il suolo del Texas, contenesse grandi quantità di metano. Ma è solo grazie agli sviluppi recenti nella fratturazione idraulica – anche in orizzontale – che ConocoPhillips, EnCana e altri operatori hanno cominciato a sfruttarlo seriamente e con profitto: rappresenta già il 6% della produzione americana di gas naturale.
Complessivamente le riserve di shale gas dovrebbero essere in grado di soddisfare la domanda americana per i prossimi 30 anni. Sono quattro i piu’ grossi giacimenti di shale gas negli Stati Uniti: il Barnett in Texas, dove si produce il 50% dell’output totale, l’Haynesville in Luosiana e Texas, il Fayetteville in Arkansas e il Macellus in Pennsylvania e in alcuni stati limitrofi. In particolare, il Marcellus viene considerato il piu’ promettente, almeno secondo Chesapeake Energy , tra i principali player nello shale gas. Il Marcellus dovrebbe contenere oltre 489.000 miliardi di piedi cubi di gas, secondo il geologo della Penn State University, Terry Engelder. Secondo le stime del Dipartimento Usa dell’Energia, 1.000 miliardi di piedi cubi di gas sono in grado di riscaldare 15 milioni di abitazioni per un anno oppure 12 milioni di veicoli a gas per un anno.
C’è chi dice che si potrebbe addirittura soddisfare la domanda energetica del pianeta per i prossimi 50.000 anni, chi ha stimato per l’Europa un aumento del 50% di metano sfruttando solo il 10% dei giacimenti di shale gas presenti nel vecchio continente, chi ha parlato di un +100% a livello globale, una cifra che renderebbe questa risorsa abbandonate come il carbone… tutti, comunque, sono d’accordo sull’enorme potenzialità delle riserve, benché nessuno sappia ancora quantificarne le dimensioni.
A proposito di sostenibilità invece, Christopher Flavin del World watch Institute considera lo shale gas una risorsa ideale per colmare i “buchi di produzione” di energie volatili come l’eolicoo il solare. Soluzioni che già esistono: nel nostro paese ad esempio, l´Enel sta ultimando a Priolo, in Sicilia, la prima centrale termosolare italiana, che affianca all’energia creata dagli specchi solari una normale centrale a gas. Lo stesso Worldwatch Institute calcola che se tutte le centrali a carbone del mondo fossero convertite a gas metano le emissioni globali di anidride carbonica diminuirebbero di 5 miliardi di tonnellate l’anno, circa il 18%. È evidente però che frantumare interi strati rocciosi del sottosuolo può comprometterne la stabilità idrogeologico, con un rischio molto alto per le falde acquifere. Inoltre, per aprire un singolo pozzo occorre sparare sottoterra circa 10 milioni di litri d’acqua – bene sempre più a rischio – la quale risale insieme al gas inquinata da additivi chimici. È dunque necessario un intervento di bonifica a seguito di ogni estrazione.

1 comment for “Lo shale gas rivoluzionerà la produzione energetica mondiale

  1. 2013-05-27 at 19:37

    La produzione di ga negli Usa è in stallo da un anno e mezzo almeno; i rig operativi sono crollati. Adesso vediamo come si mette la faccenda.

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