Eccezionale: un malato di Aids sarebbe guarito grazie ad un trapianto di cellule staminali

E’ una notizia a dir poco importante e rivoluzionaria, anche se da prendere ancora con le pinze. Andiamo con ordine. Un malato di aids statunitense, residente a Berlino, sarebbe guarito dall’aids grazie ad una trasfusione speciale di cellule staminali effettuata nel 2007 per trattare la leucemia.
Come riportato dalla rivista scientifica Blood e dal sito della Fox News, il nome del paziente è Timothy Ray Brown. Il suo donatore aveva una rara caratteristica genetica che conferiva alle sue cellule una naturale resistenza all’Hiv tanto che ha liberato il Signor Brown anche della leucemia.
La mutazione genetica è inerente a un recettore, una specie di porta, che permette al virus di entrare nella cellula e infettarla. Già dal 1990 gli scienziati sanno che alcune persone, la maggior parte con discendenze Nord Europee, che hanno questa mutazione genetica, raramente vengono infettate dal virus dell’AIDS, virtualmente ne sono immuni.
CI sono però delle controindicazioni. I medici che l’hanno guarito hanno infatti avvertito che il trattamento è molto rischioso e non può essere considerato una cura per l’Hiv.
Il trapianto di midollo osseo è l’ultimo tentativo per i pazienti affetti da alcuni cancri, come la leucemia. Si tratta di una tecnica pericolosa, che prevede di sostituire il midollo osseo con quello del donante, che ha un gruppo sanguigno identico e un sistema immunitario simile. Dopo mesi di ricovero l’impianto cresce e ricostruisce il sistema immunitario del paziente.
Secondo il dottor Michael Saag dell’Università dell’Alabama, ex presidente dell’Hiv Medicine Association che riunisce medici specializzati, questi risultati “sono la prova che con cure straordinarie l’Aids può essere debellato”, ma resta comunque una terapia molto rischiosa anche se si riuscissero a trovare dei donatori adeguati per ogni paziente. Con i trapianti del midollo osseo o delle cellule staminali del sangue si cura il cancro, ma sono sconosciuti i rischi di questi trattamenti sulle persone sane. Anche perché la terapia consiste nella distruzione e nella sostituzione del sistema immunitario del paziente. Una volta eliminate le cellule con farmaci molto potenti e radioterapia, vengono rimpiazzate da quelle del donatore. Il tasso di mortalità, ha riferito il dottor Saag, può essere uguale o superiore al 5 per cento. “Non possiamo applicare questa terapia particolare su soggetti sani perché il rischio è troppo alto specialmente nei casi in cui i pazienti assumono farmaci per tenere sotto controllo l’Hiv”, ha aggiunto Saag. E poi “questa cura non può essere presa in considerazione nel caso in cui un paziente sieropositivo sia malato di cancro”, ha concluso. Anche Anthony Fauci, presidente dell’istituto statunitense di malattie infettive ritiene che quello che è successo al signor Brown non valga necessariamente anche per le altre persone affette da sieropositività. Questo perché il trapianto non solo è doloroso per il paziente, ma soprattutto perché il gene in questione è presente solo nell’1% della popolazione caucasica.
Si tratta dunque di una tecnica molto rischiosa però ora la ricerca proseguirà nella giusta direzione e magari un giorno non sarà più un miracolo quello che è successo al signor Timothy Ray Brown.

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