Nuovi studi sulle nanofibre di origine naturale

Embrapa e Braskem avviano un progetto di ricerca nel campo delle nanofibre di origine naturale. Bagassa, ovvero il residuo della canna da zucchero dopo la spremitura, gusci di cocco, alcune varietà di cotone colorato, sisal, Curauá e sottoprodotti agricoli sono le “materie prime” da cui si partire per ottenere nanofibre cellulosiche biodegradabili per applicazioni industriali.

E’ questo l’obiettivo di un progetto di ricerca da avviato congiuntamente in Brasile da Embrapa e dal colosso petrolchimico Braskem, che punta a utilizzare le nanotecnologie per sfruttare risorse rinnovabili non concorrenti con il consumo umano. Il programma triennale sarà condotto in collaborazione con Università e centri di ricerca pubblici e privati.

Il primo passo è stato compiuto quando Braskem e Fapesp hanno firmato un accordo di cooperazione scientifica e tecnologica nell’ambito di applicazione del Programma Pite.L’accordo è un’importante occasione per rafforzare le relazioni con l’industria e rappresentano una sfida per la scienza per sviluppare tecnologie che possono essere effettivamente adottate, in base alle esigenze del mercato di nuovi materiali derivati da risorse agricole.

Braskem ha il complesso di ricerca più grande e moderna in America Latina, il Technology Braskem  Innovation Center, che ha sedi a Complex Triunfo, nello stato di Rio Grande do Sul, così come nello stato di São Paulo e nel Regno Unito Stati. Il Centro opera per sviluppare prodotti, processi, applicazioni e nuovi mercati, in partnership con i clienti Braskem, vale a dire i produttori di plastica che formano la terza generazione della catena di produzione. In questo modo, Braskem aggiunge valore e aumenta la competitività dei prodotti. Oggi Braskem produce oltre 15 milioni di tonnellate di resine termoplastiche e di altri prodotti petrolchimici all’anno.