Gruppo di ricerca italiano svela come le cellule staminali producano tessuti di tipo tumorale

Roma – La ricerca, pubblicata sulle pagine di Nature, nasce dalla collaborazione tra l’Iss (l’Istituto Superiore di Sanità), l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, la Fondazione Irccs Carlo Besta di Milano e l’Università di Palermo, coordinate da Ruggero De Maria, direttore del dipartimento di ematologia, oncologia e medicina molecolare dell’Iss ed è stata effettuata attraverso l’analisi di tessuti tumorali provenienti da ben 40 pazienti affetti da glioblastoma, il tumore cerebrale più frequente ed aggressivo (coprendo approssimativamente il 12-15% di tutte le neoplasie intracraniche e il 50-60% di tutti i tumori astrocitari) quasi impossibile da curare, sottoposti ad intervento chirurgico dall’equipe di Giulio Maira, ordinario di neurochirurgia all’Università Cattolica-Policlinico Gemelli di Roma. Grazie a una tecnologia messa a punto presso la Fondazione Besta è stato possibile ricreare in laboratorio i vasi sanguigni tumorali, che sono stati analizzati e confrontati con quelli normali per comprenderne le caratteristiche e i possibili bersagli terapeutici.

Il gruppo di ricerca ha puntato i riflettori sul glioblastoma, usando come base di lavoro indagini precedenti che ipotizzavano come il disturbo fosse alimentato da cellule staminali impazzite. È emerso come il cancro, invece di reclutare vasi sanguigni sani per nutrirsi, si crei da solo la propria rete di vasi usando cellule staminali tumorali. Secondo la ricostruzione, le cellule staminali “alterate” mutano in cellule endoteliali, portando alla formazione di vasi sanguigni e quindi all’indispensabile rifornimento vascolare per le cellule cancerose. Gli studiosi hanno quindi notato che le cellule staminali alimentano il tumore al cervello, cioè lo sviluppano e lo mantengono in vita, riescono a costruire una rete di vasi sanguigni che permettono la crescita e lo sviluppo del tumore. Ora i medici hanno già in mente dei farmaci innovativi in grado di interrompere lo sviluppo del tumore, cioè impedire che le cellule staminali malate si trasformino in vasi sanguigni ed affermano  come molto probabilmente il meccanismo descritto (e quindi le vie d’intervento ipotizzate) potrebbe applicarsi ad altre neoplasie, come alcune forme di melanoma e neuroblastoma.

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