Gli americani continuano a preferire la biotecnologia salentina

E’ in pratica un asilo nido dove però, al posto dei bambini, si allevano amorevolmente le cellule staminali. Gli ideatori di questo ambizioso e rivoluzionario progetto sono quattro giovani ricercatori pugliesi (di età compresa tra i 28 e i 35 anni) del Laboratorio di Nanotecnologia di Lecce,
premiati qualche giorno fa con la “Start Cup Cnr”, la competizione che favorisce la nascita di imprese high tech. L’iniziativa è stata organizzata dal Cnr, in partnership con Il Sole24Ore, in collaborazione con la società in-house di trasferimento tecnologico Rete Ventures, Pni Cube e Iban (Italian business angels network association) e con il supporto di Mediocredito e Intesa San Paolo quali sponsor ufficiali.

Il progetto del team di Nanotecnologie di Lecce (nel centro fondato dal professor Roberto Cingolani, oggi parte dell’Istituto di Nanoscienze del Consiglio Nazionale delle Ricerche, ndr) si chiama “SM&T”, acronimo di Soft Materials & Tecnologies ed ha sbalordito la giuria per la sua sintesi innovativa. In pratica, i quattro ricercatori – Luana Persano di Lecce, Andrea Camposeo di Brindisi, Alessandro Polini di Lecce, Anna Giovanna Sciancalepore di Bari – propongono nuovi sistemi per rigenerare i tessuti, grazie alle cellule staminali da produrre in laboratorio ma senza agenti chimici e biochimici – questa la vera novità – per ricostruire tessuti o organi compromessi. «Per questo ci è piaciuta l’idea di una nursery – spiega l’ingegner Luana Persano, a capo del progetto vincitore – un luogo dove le cellule possano crescere in maniera naturale ed abbiano la possibilità di differenziarsi, nel senso che potranno diventare cellule del fegato, dei muscoli e quant’altro. Questa nursery crea l’ambiente adetto per allevare le cellule e poi manipolarle a secondo dell’impiego cui saranno destinate, vale a dire sanare organi o tessuti malati».
“Le cellule staminali sono di notevole importanza nell’ambito della medicina rigenerativa e dell’ingegneria dei tessuti per la loro capacità di differenziarsi in diverse linee di cellule mature”, continua Luana Persano, “Ad oggi il mercato offre supporti per la crescita di tali cellule principalmente a base proteica che, pur con alcuni vantaggi, sono tipicamente “innaturali” e poco efficienti, poichè non riproducono l’architettura tridimensionale tipica della matrice extracellulare. Il progetto d’impresa SM&T”, continua Persano, “intende commercializzare sistemi microstrutturati che permettono la proliferazione e il differenziamento delle cellule staminali, senza l’utilizzo di agenti chimici, tramite prodotti che mirano a mimare la morfologia “naturale” in cui le cellule si riproducono e si differenziano.” La sfida di SM&T nasce all’interno dell’Istituto Nanoscienze, dall’iniziativa di ricercatori che negli ultimi 10 anni hanno sviluppato specifiche competenze tecnologiche al confine tra biologia, ingegneria e fisica dei materiali.

In America si lavora già da tempo a progetti per riprodurre le cellule staminali e anche nel nostro Paese. «In Italia la conservazione per uso “personale”, o più precisamente per uso intrafamiliare – spiega la dottoressa Persano – è consentita solo nel caso in cui, al momento del parto, siano presenti nel neonato, nella fratria o nei genitori del neonato stesso, delle patologie che abbiano l’indicazione al trapianto con cellule staminali da sangue placentare. La novità di questa ricerca consiste invece nel fatto che, a differenza di quel che accade ora e cioè che per far innescare il differenziamento delle cellule si ricorre ad agenti chimici, non si usa nulla, nel senso che il sistema proposto da noi ha già in se la sua geometria e la sua struttura per indurre il differenziamento».

«Il nostro sogno, in realtà, è quello di rimanere in Puglia e trovare aziende biotecnologiche che possano dare seguito al progetto. Insomma, ci piacerebbe che questa ricerca restasse nel nostro territorio; quindi, speriamo che il tessuto pugliese ci accolga». Quasi un appello, quello dell’ingegner Persano a non lasciar fuggire all’estero altri “cervelli”, come sempre più spesso accade.
Non finisce qui. Il team del laboratorio di Nanotecnologie di Lecce, in quanto vincitore della prima “Start Cup Cnr” avrà pure la possibilità di partecipare al Premio nazionale innovazione 2010, la “Champion League” delle start cup italiane in programma il prossimo 3 dicembre a Palermo, sede in cui verrà assegnata proprio la coppa campioni.
Cosa è il progetto SM&T
Il progetto SM&T (Soft Materials & Technologies), nato all’interno dei laboratori NNL dell’Istituto Nanoscienze del Cnr di Lecce, è tra i vincitori della prima edizione della Start Cup Cnr – Il Sole 24 Ore, la competizione volta a favorire la nascita di imprese high tech a partire dai più promettenti risultati di ricerca dei laboratori Cnr. Promette di realizzare innovativi sistemi microstrutturati per la rigenerazione di tessuti a partire da cellule staminali, attraverso un cospicuo programma di investimenti e un business plan dettagliato.
Il progetto leccese ha anche ottenuto il Premio comunicazione del Sole 24 Ore, che riconosce la capacità delle proposte di ‘arrivare al pubblico’, rilevata tramite un sondaggio pubblicato sul sito della testata, che ha contato in pochi giorni oltre 240.000 ‘click’ e sulla base delle presentazioni rese dai 15 finalisti. I vincitori della competizione si aggiudicano ora un viaggio studio finalizzato a incontrare imprenditori e investitori delle aree di riferimento, oltre alla possibilità di partecipare al Premio nazionale innovazione 2010, il ‘campionato’ delle start-up italiane in programma il prossimo 3 dicembre a Palermo sede in cui verrà assegnata proprio la coppa campioni.

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