Ricerca: le persone non vedenti riavranno la vista grazie al nuovo occhio bionico

Si tratta di una retina artificiale che, impiantata nell’occhio dei pazienti, ‘disegna le immagini’ con la luce che gli arriva dall’esterno e le trasmette al cervello attraverso i nervi ottici in modo del tutto simile a una retina vera. Miikka Thero, un finlandese di 46 anni, è affetto da retinite pigmentosa, malattia ereditaria che lentamente porta dapprima alla cecità notturna e poi, spesso, a quella totale. Ma recentemente è stato sottoposto ad una rivoluzionaria operazione che gli ha permesso di guardare le sue mani, di riconoscere una banana e un piatto, e anche una scritta dove compariva la parola MIKA, di fronte alla quale ha perfino ironizzato: «Avete fatto un errore, al nome manca una I e una K». Insomma Miikka vede davvero. E prosegue:” Quando dopo tre o quattro giorni dall’intervento l’occhio ha cominciato a ristabilirsi ho cominciato a vedere i primi flash di luce. Sono rimasto meravigliato. Poi nei giorni seguenti ho cominciato a vedere sempre più’ distintamente fino a ora che riesco a leggere distintamente le lettere”.

Grande pochi millimetri, la retina artificiale creata da scienziati tedeschi, é stata impiantata con successo negli occhi di tre pazienti colpiti da degenerazione retinica, tra cui Miikka, a causa di una malattia ereditaria, la retinite pigmentosa. I ricercatori dell’Università di Tubingia (Germania) e la società privata Retina Implant, con a capo il dottor Eberhart Zrenner hanno pubblicato i dati dello studio su “Proceedings of the Royal Society B”.

Si tratta di un occhio bionico, dunque, con il microchip di 3 mm di lato, ricoperto da 1.500 diodi, impiantato durante un´operazione durata quattro ore e mezzo. Dal chip parte un sottilissimo cavo che fuoriesce dalla fronte e se ne va dietro l´orecchio dove il tutto viene alimentato da una batteria che può essere tenuta facilmente in tasca. I sensori rilevano la luce che entra nell´occhio e la convertono in segnali elettrici che vanno a stimolare la retina e il nervo ottico, attraverso il quale le informazioni arrivano al cervello dove si trasformano in immagini.

Nel giro di tre anni la retina artificiale sarà testata su alcune decine di pazienti in Europa e, se approvata, potrà entro cinque anni fare il suo ingresso definitivo in campo clinico.

Al momento, il sistema è stato provato su 11 persone e, salvo nei casi in cui la malattia era estremamente avanzata, i risultati sono stati interessanti. Anche se i pazienti non potevano distinguere i colori, ma erano in grado di cogliere solo una varietà di grigi, come se il mondo fosse in bianco e nero. Al momento, quindi, se si vuol che il paziente veda la sua mano con gli occhi artificiali è necessario che l´ambiente sia oscurato e le mani illuminate da luce rossa, mentre le parole scritte in bianco su nero sono molto più facili da riconoscere.

La retinite pigmentosa è una malattia progressiva che porta alla degenerazione della retina, ovvero l’organo che trasforma la luce convogliata dalla parte esterna dell’occhio (cornea e cristallino) in immagini che poi trasmette al cervello attraverso i nervi ottici, sotto forma di segnali nervosi. Per farlo la retina è dotata di cellule fotosensibili contenenti due tipi di fotorecettori (coni e bastoncelli). Nella malattia la retina diventa distrofica e prima il malato perde la capacità di vedere al buio, poi il suo campo visivo si restringe sempre di più. Moltissimi di questi pazienti diventano legalmente ciechi. Ci sono già stati alcuni tentativi di creare dispositivi artificiali per ridare almeno parzialmente la vista a questi pazienti. In particolare una specie di ‘occhio bionico’ è stata testata circa un anno fa in Inghilterra, ma era un dispositivo più ‘rudimentale’ rispetto a quello creato dai ricercatori tedeschi diretti da Eberhart Zrenner dell’Università di Tuebingen in questo nuovo studio. In quel caso l’occhio artificiale era costituito da un dispositivo esterno all’occhio che riceveva le immagini da una telecamerina applicata su occhiali. Il tutto era stato applicato a un uomo di 51 anni, cieco.

Il dispositivo consisteva in sensori collegati attraverso un processore a una telecamera montata su un paio di occhiali. Il gruppo tedesco, insieme ai colleghi della compagnia privata Retina Implant AG, è andato oltre. Loro hanno creato un chip di 3 millimetri quadri, spesso un decimo di millimetro, contenente 1500 fotorecettori artificiali che fanno le veci di coni e bastoncelli. I fotorecettori artificiali, però, ricevono gli impulsi luminosi in modo normale attraverso le strutture oculari del malato, quindi non c’é bisogno di telecamerina e processore esterni, la luce arriva alla retina artificiale direttamente dall’occhio. La retina artificiale è stata impiantata in questa prima fase sperimentale su tre pazienti e in modo temporaneamo per motivi di sicurezza. I malati grazie ad essa sono riusciti a localizzare degli oggetti su un tavolo e uno di loro, in particolare, a riconoscerne la forma nonché anche a vedere delle lettere molto grandi. Se le prove andranno come sperato la retina artificiale potrebbe essere autorizzata dagli organi competenti europei, ed entrare quindi in uso, entro i prossimi cinque anni.

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