L’Italia punta sugli ospedali verdi per guarire anche l’ambiente con le rinnovabili

Le principali fonti d’inquinamento in un nosocomio sono i consumi energetici (pensiamo ad esempio che, diversamente da altre strutture, il funzionamento di un ospedale è richiesto 24 ore su 24 per 365 giorni l’anno), i rifiuti ospedalieri e il traffico veicolare legato agli spostamenti di pazienti e staff. E proprio in queste direzioni bisogna lavorare. “rivoluzione verde” che sta investendo gli ospedali. In sostanza, si parla di ridurre l’energia necessaria per far funzionare le strutture, di tenere conto sempre più delle fonti rinnovabili, di limitare la produzione di rifiuti, di riorganizzare i cicli di lavoro e di progettare gli edifici in modo da ridimensionare l’impronta ecologica. I principi-cardine sono stati fissati dalla V Conferenza europea dell’ospedale, svoltasi in maggio a Roma e promossa dal Centro Nazionale per l’Edilizia e la Tecnica Ospedaliera (Cneto) e dall’Università Cattolica di Roma.

Uno dei primi è stato l’ospedale pediatrico Meyer di Firenze, cui si aggiungono ora altre strutture. Agli Ospedali Riuniti di Bergamo infatti tutta l’energia usata sara’ al 100% ricavata da fonti alternative, così come il nuovo ospedale di Alba-Bra che sorgera’ a Verduno (Cuneo), che sarà costruito secondo principi di ecosostenibilità e rispetto per l’ambiente. L’ospedale, che sorgerà in una posizione pensata per ridurrepercorsi di arrivo, è stato studiato per garantire un buon inserimento ambientale e uno sfruttamento razionale delleenergie naturali (luce, soleggiamento, ventilazione); gli impianti sono stati progettati con particolare attenzione alla gestione razionale, prevedendo ad esempio sistemi di riscaldamento con acqua a bassa temperatura, cogenerazione, utilizzo di acqua sanitaria riciclata, gestione informatizzata e intelligente degli impianti.

Parlare di edificio verde è facile, e in alcuni casi il rischio è addirittura quello di sconfinare nel retorico. In effetti, però, gli ospedali sono, dopo le industrie di trasformazione alimentare, le seconde tipologie di edificio in assoluto più “energivore”, ossia che consumano le maggiori quantità di energia. Si tratta senza dubbio di un indicatore di impatto ambientale piuttosto significativo, a maggior ragione se si considera che il consumo energetico di un ospedale è in funzione di superficie, volume e fattore di forma; numero posti letto; età di costruzione dell’edificio; tipologia di attività di ricerca e insegnamento svolte, di prestazioni sanitarie erogate, di servizi svolti in “in” o “outsourcing”, zona climatica, conformità alle norme di accreditamento e tecnologie installate. Gli ospedali, a ben pensarci, sono dunque strutture che necessitano continuamente di energia: lo spostamento delle persone, l’attivazione di strumenti e impianti, l’illuminazione degli spazi sono solo alcune delle attività energivore, che d’ora in avanti, stando alle nuove tendenze, dovranno essere svolte in un’ottica di attenzione all’ecologia.

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