Nuovo super vaccino contro la meningite inventato dai ricercatori italiani

Il nuovo vaccino protegge da quattro dei cinque sierogruppi del batterio A, C, W135 e Y ( meningococco , Neisseria meningitidis) e per ora verra’ utilizzato per vaccinare gli adolescenti dagli 11 anni. E’ un batterio che provoca una delle patologie infettive piu’ rapidamente fatali, che puo’ portare al decesso entro 48 ore dalla comparsa dei primi segni e che fa registrare in Italia 900 casi l’anno, con un tasso di letalita’ del 14%. Il prodotto, ‘targato’ Novartis Vaccines, e’ stato interamente sviluppato in Italia, presso il centro di ricerche di Siena dell’azienda farmaceutica svizzera, e sara’ anche prodotto nello stabilimento toscano, che rifornirà tutto il mondo. A presentare oggi quello che e’ un risultato tutto italiano, che aveva gia’ ottenuto l’autorizzazione negli Usa e che ora sara’ disponibile anche nel nostro paese, e’ stato Rino Rappuoli, coordinatore del team Novartis che l’ha realizzato, insieme a medici pediatri e igienisti. Il nuovo vaccino tetravalente e’ in grado di garantire una protezione dalla meningite meningococcica maggiore e piu’ duratura grazie all’utilizzo di una proteina ‘carrier’ che, legata all’antigene polisaccaridico, il componente che evoca la risposta immunitaria del corpo all’infezione, aumenta lo scudo difensivo dell’organismo. Il vaccino ha spiegato Rappuoli, dopo avere ottenuto il via libera dall’ente regolatorio statunitense e dall’Agenzia europea per i medicinali (Ema), arrivera’ quindi anche nelle Asl italiane dove si utilizza quello contro la meningite da meningococco C, uno solo dei cinque ceppi. E’ stato sviluppato usando la tecnologia della coniugazione, messa a punto in Italia, per la realizzazione del vaccino contro il meningococco C gia’ in uso.
I risultati hanno dimostrato come, a un anno dalla vaccinazione, una proporzione piu’ alta degli adolescenti ai quali era stato somministrato il vaccino coniugato conservava una risposta anticorpale protettiva maggiore rispetto a chi aveva ricevuto un normale vaccino polisaccaridico” conclude Rappuoli. Il nuovo vaccino coniugato contro il meningococco di sierogruppo A, C, W135 e Y e’ stato somministrato a oltre 18.500 persone in molteplici trial clinici di fase II e III. Rappuoli ci ha tenuto a sottolineare l’assoluta ”sicurezza” del vaccino, e che la prevenzione vaccinale ”rappresenta l’unico modo per sconfiggere la meningite che in Italia ha una mortalita’ del 14%”, provoca 900 casi l’anno, e ”contro cui le terapie non funzionano, portando alla morte o lasciando le persone con disabilita’ molto gravi”. Dalla sua approvazione, e’ stato somministrato a piu’ di 300.000 persone. Il raggiungimento e mantenimento di un’efficace risposta immunitaria negli adolescenti e’ un fattore importante perche’, tra tutte le fasce della popolazione, sono proprio gli adolescenti e i giovani adulti quelli piu’ esposti al rischio di infezione meningococcica, come dimostra uno studio statunitense secondo il quale circa un quarto delle infezioni meningococciche in adolescenti e giovani adulti tra 15 e 24 anni ha un esito fatale1. Lo stile di vita proprio dei ragazzi li espone a comportamenti che possono potenzialmente favorire il contagio della malattia meningococcica: viaggi all’estero, magari in campus estivi, sport di squadra, luoghi d’incontro molto affollati, contatto ravvicinato con coetanei, possono esporre i ragazzi a un maggior rischio di contrarre l’infezione
Nonostante la meningite menigococcica abbia in Italia una letalita’ del 14%, il 67% delle mamme italiane non ritiene che i propri figli siano a rischio, soltanto due terzi di loro e’ a conoscenza dell’esistenza di un vaccino antimeningococcico e solo un terzo ha effettivamente vaccinato i figli contro la malattia. L’arrivo di tale vaccino è di fondamentale importanza per noi italiani, visto che tra coloro che sopravvivono alla malattia, un soggetto su cinque potrà riportare delle conseguenze devastanti per la vita come danni cerebrali, disabilità di apprendimento, perdita dell’udito e di funzionalità degli arti. I ricercatori lavorano ora sul ceppo B, l’unico rimasto.

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