Dalla birra arriva un nuovo biocombustibile

E’ notizia di questi giorni che in Inghilterra  e precisamente a Southwold ( est dell’Inghilterra) si sta testando un nuovo biocombustibile, derivato dagli scarti organici della birra. Si proverà a riscaldare oltre 200 case con questo nuovo composto grazie ad una collaborazione tra la brasserie Adnams e British Gas.

Chiariamo però prima il significato di biocombustibile ovvero carburante di origine vegetale da usare in sostituzione dei combustibili fossili, specialmente nel settore dei trasporti.

I biocombustibili hanno certamente una serie di vantaggi. L’uso dei biocombustibili comporta una marcata riduzione delle emissioni di CO2, responsabili dell’effetto serra: il britannico Defra (Department of Environment, Food, Rural Affairs) stima che nel ciclo di vita di una tonnellata di biocombustibile si producono 0,9 tonnellate di CO2 contro le tre tonnellate prodotte da benzina e diesel. La CO2 rilasciata durante la combustione, infatti, è stata sottratta dall’atmosfera al momento della crescita del vegetale, avvenuta mesi e non milioni di anni prima. I biocombustibili generano inoltre minori emissioni di monossido di carbonio, anidride solforosa e particolato rispetto alla benzina e al diesel.

Ebbene, tornando alla notizia orginale, secondo la brasserie, per riscaldare ogni appartamento occorre fabbricare 600 pinte (oltre 300 litri) di birra.  L’obiettivo è quello di arrivare a produrre 4.8 milioni di kilowattora all’anno utili per riscaldare 235 famiglie o far percorrere alle auto oltre 6 milioni di chilometri. Si tratta del secondo progetto di energia “verde” annunciato in Gran Bretagna questa settimana, dove nell’Oxfordshire è stata lanciata una fabbrica di trasformazione di acque reflue in biogas.

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