Parte la sperimentazione di una nuova rivoluzionaria terapia contro il tumore

Ha un nome quasi impronunciabile, ipilimumab, e consiste in uno speciale anticorpo in grado di “ingannare” le cellule attaccate dal tumore della pelle e sbloccare la naturale risposta immunitaria. Si tratta della nuova terapia elaborata dal centro oncologico del Policlinico Santa Maria alle Scotte di Siena, la cui sperimentazione partirà a breve.

Ipilimumab agisce al livello delle cellule del sistema immunitario, attraverso un meccanismo target che rimuove  i ‘blocchi’ della risposta immunitaria antitumorale. Lo studio conferma l’importanza della ricerca in un’area estremamente critica come quella del melanoma metastatico dove, grazie agli studi su ipilimumab, cambieranno i criteri di valutazione dell’efficacia e della risposta al trattamento, a beneficio dei pazienti colpiti da una patologia così grave. Il melanoma infatti è un tumore in constante crescita. Il melanoma, che fa registrare in Italia 7000 nuovi casi e 1500 decessi ogni anno, è un tumore estremamente aggressivo per il quale finora vi sono state scarse opzioni di trattamento: progredisce in stadio metastatico nel 20% dei pazienti, con una prognosi infausta, caratterizzata da una sopravvivenza mediana di soli 6-9 mesi (dopo un anno la sopravvivenza è del 25-35%).

Secondo le stime dell’Organizzazione mondiale della sanità nel mondo vi sono ogni anno 132.000 nuove diagnosi. La sua incidenza è cresciuta ad un ritmo superiore a qualsiasi altro tipo di cancro, ad eccezione delle neoplasie maligne del polmone nelle donne, con un aumento di 10 volte negli ultimi cinquant’anni, e un incremento annuo del 6% dagli anni Settanta.

Ipilimumab ha già dimostrato in uno studio di Fase III di migliorare la sopravvivenza del 34% in pazienti colpiti dalla malattia in fase metastatica rispetto a quelli trattati con un’altra terapia sperimentale, la vaccinazione peptidica.
L’anticorpo innovativo agisce in combinazione con la chemioterapia tradizionale, ma non attacca direttamente le cellule malate, bensì mette in atto una sorta di “inganno molecolare”: mentre i vaccini stimoleranno direttamente le risposte immunitarie, questo anticorpo rimuove dunque un “blocco” che altrimenti impedisce alle naturali difese dell’organismo di aggredire il tumore.

La sperimentazione coinvolgerà in una prima fase 84 pazienti colpiti da melanoma metastatico, compresi con metastasi cerebrali che di norma sono esclusi da questo tipo di trial. Attendiamo gli sviluppi della sperimentazione.

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