Nuovi sviluppi per combattere l’Alzheimer e altre malattie con l’autofagia

Una corretta pulizia delle cellule per combattere Alzheimer, Parkinson, distrofia muscolare e altre malattie che scaturiscono dall’accumularsi nei tessuti dei materiali cellulari danneggiati: è quanto emerge da uno studio pubblicato sul Journal of Cell Biology da un gruppo di ricercatori guidati da Francesco Cecconi, ricercatore Telethon presso l’IRCCS Fondazione Santa Lucia e l’Università Tor Vergata di Roma.
innanzitutto chiariamo cosa si intende per autofagia.
Questo è un processo cellulare che consente alle cellule di riciclare il proprio contenuto e di rimuovere in modo selettivo mitocondri e altri organelli danneggiati. Nelle cellule tumorali essa viene stimolata dalla chemioterapia e dalla radioterapia, ma non è chiaro se essa contribuisca alla morte delle cellule tumorali o piuttosto non consenta a esse di sopravvivere alle terapie anticancro. In uno studio in cui è stato utilizzato un modello murino del linfoma a cellule B, alcuni ricercatori del Dipartimento di medicina dell’Università della Pennsylvania hanno dimostrato che l’autofagia rappresenta in realtà proprio un meccanismo attraverso cui le cellule tumorali cercano di superare la sfida rappresentata dalle terapie che stimolano l’apoptosi, o morte cellulare programmata. In un articolo pubblicato sulla rivista Journal of Clinical Investigation, Craig Thompson e colleghi spiegano come in un tumore in cui era stata indotta l’apoptosi attraverso l’attivazione del gene p53, l’autofagia ha interessato unicamente quelle cellule tumorali che non sono andate incontro ad apoptosi. Quando l’organismo del topo non era in grado di iniziare l’autofagia, veniva rilevato un maggior numero di cellule tumorali che andava incontro ad apoptosi. Inoltre, se l’animale veniva trattato con farmaci antitumorali come la ciclofosfamide, aumentava l’apoptosi cellulare e la eventuale durata di remissone del tumore si allungava. Lo studio ha implicazioni cliniche e indica che l’affiancamento di inibitori dell’autofagia alle terapie standard potrebbe aumentare l’efficacia dell’induzione dell’apoptosi che queste determinano.

Ebbene ora dagli studi sono emersi nuovi aspetti sui meccanismi con cui le cellule si ripuliscono dalle molecole tossiche: la scoperta non solo fornisce importanti informazioni su un meccanismo molto conservato in natura, quello dell’autofagia, ma suggerisce anche nuovi possibili bersagli farmacologici: la “pulizia cellulare” ha infatti un ruolo molto importante nelle patologie neurodegenerative, come le malattie di Parkinson e Alzheimer, ma anche nelle malattie di origine genetica come quelle da accumulo lisosomiale, come la corea di Huntington e le distrofie muscolari, nonché in numerose forme di tumore.

Patologie molto diverse, ma accomunate dal fatto che materiali cellulari danneggiati si accumulano progressivamente danneggiando i tessuti. Poter regolare farmacologicamente i processi di autofagia potrebbe quindi rivelarsi la mossa vincente per proteggere le cellule e migliorare così i sintomi nei malati.

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