Ecco la bustina che trasforma l’acqua contaminata in acqua perfettamente potabile (video)

L’acqua contaminata uccide ogni anno moltissime persone nel mondo, basti pensare alle regioni povere dove l’acqua potabile è un qualcosa di introvabile. Arriva dal Sud Africa un’invenzione che potrebbe aiutare milioni di persone prive di acqua potabile. L’IRIN, agenzia stampa delle Nazioni Unite, ha diffuso in questi giorni la notizia che il Water Insitute dell’Università sudafricana di Stellenbosch ha messo a punto e brevettato un sistema semplice, economico ed efficace di potabilizzazione dell’acqua, che potrebbe ridurre in modo significativo i decessi per malattie legate all’uso di acqua non potabile, come il colera e la diarrea. In Africa, la necessità di dover vincere tante piccole battaglie quotidiane per la sopravvivenza aguzza l’ingegno ed è proprio da quello che una volta veniva chiamato il “continente nero” che spuntano sovente le soluzioni più brillanti a problemi universali. Come il filtro simile a una bustina da tè che permetterà di rendere potabile un litro d’acqua contaminata a un costo assai modico. L’interno della bustina biodegradabile, progettata dall’Università sudafricana di Stellenbosch, è ripieno di carboni attivi, mentre il sacchetto rivestito al suo interno con dei biocidi che eliminano gli agenti patogeni. Questa speciale bustina inserita nel collo di una bottiglia trasforma acqua sporca in acqua perfettamente potabile. Maneggevole, pratica e priva di rischi di ricontaminazione, la bustina high-tech sudafricana ha tutte le carte per diventare una grande invenzione.
L’inventore del filtro è il professor Eugene Cloete, microbiologo e preside della facoltà di scienza dell’ateneo. Secondo Marelize Botes, ricercatrice del dipartimento di Microbiologia e membro del team che ha realizzato il filtro, “ciascuna bustina può rendere potabile un litro d’acqua, a meno che non sia altamente contaminata da ferro, alluminio o petrolio”. Non funziona, inoltre, con l’acqua salata. Pur con queste limitazioni, si tratta di un’invenzione straordinaria per un paese come l’Africa, in cui circa 680 milioni di persone non dispongono di acqua potabile e in cui sono frequentissime le malattie come il colera e la diarrea, provocate dall’assunzione di liquido impuro. Potrebbe essere di grande aiuto anche durante le crisi umanitarie, in cui la scarsità di acqua da bere è uno dei problemi più drammatici e pressanti. È difficile infatti inviare ingenti quantità di acqua alle persone bisognose per via del peso: un litro soltanto del prezioso liquido, equivale a un chilo. La soluzione migliore è quella di usare le risorse già presenti sul posto e in quest’ottica la bustina-filtro parrebbe davvero la soluzione ideale.

Al team di Stellenbosch sono già giunte richieste da parte di agenzie umanitarie operanti nel Pakistan alluvionato, ma per il momento il filtro non è ancora in produzione. I costi di realizzazione sarebbero irrisori: secondo Botes si parla di 0.005 dollari a bustina, cui andrebbero aggiunti però i costi di manodopera e distribuzione. In Africa” afferma Cloete “si registrano più del 90% di tutti i casi di colera del mondo e 300 milioni di persone nel continente non possono dissetarsi ed è per questo motivo che questa scoperta potrebbe avere risvolti incredibilmente positivi.
I paesi dell’Africa – guidati da Somalia, Mauritania e Sudan- dispongono delle riserve di acqua più precarie del mondo. Il filtro di Cloete assomiglia a una bustina di tè non solo per forma e dimensione, ma anche per il materiale con cui è fatto: lo stesso biodegradabile dei sacchetti aromatici che si comprano al supermercato. Solo che, al posto di una miscela di foglie, il filtro contiene granuli di carbone attivo in grado di rimuovere in pochi istanti ogni traccia di composto chimico. Basta un solo filtro per purificare un litro dell’acqua più inquinata e renderla potabile al 100%. Cloete è convinto che la sua invenzione rappresenti un vero passo avanti perché si basa su una tecnologia decentralizzata, sfruttabile in ogni momento da chiunque. Il nuovo dispositivo filtrante si rivelerebbe quindi provvidenziale: sarebbe molto più economico, ridurrebbe la quantità di rifiuti prodotta e permetterebbe di potabilizzare l’acqua direttamente in loco. Inoltre, trattandosi di una tecnologia di facile e veloce utilizzo ed applicabile ovunque, sarebbe un’ottima soluzione anche per le popolazioni nomadi o per quelle che vivono in aree isolate e difficilmente raggiungibili in caso di emergenza. E per tutti coloro abitano vicino a corsi d’acqua contaminati oppure in zone dove le infrastrutture idriche non sono in grado di assicurare acqua potabile in modo continuativo. L’innovativa invenzione è oggi al vaglio dell’ufficio brevetti del Sud Africa e, se tutto andrà bene, sarà in commercio nei prossimi mesi.

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