La ricerca italiana è riuscita a filmare la reazione chimica che permette la vista all’occhio umano

E’ stato infatti realizzato in Italia il primo film molecolare della reazione chimica che sta alla base della vista umana. Tale reazione viene innescata dalla luce ed è una delle reazioni più rapide di cui si sia a conoscenza. Il risultato è stato pubblicato su Nature. L’occhio è quel meraviglioso organo di senso che ci permette di vedere, la cui struttura ha ispirato l’invenzione e il funzionamento della macchina fotografica.
E’ dotato infatti di lenti naturali (cornea, umor acqueo, cristallino, corpo vitreo) che vengono attraversate dalla luce irradiata dagli oggetti per andare ad “impressionare” la retina. La retina è un fine strato di tessuto nervoso su cui cadono i raggi luminosi. Le cellule che lo compongono trasformano uno stimolo luminoso, grazie a una serie di reazioni chimiche, in un segnale elettrico che arriva al cervello attraverso il nervo ottico.

Più precisamente la luce viene assorbita dai pigmenti fotosensibili (iodopsina nei coni, rodopsina nei bastoncelli) che scomponendosi danno origine ad una reazione chimica che converte un segnale luminoso in un impulso nervoso elettrico. Il cervello, infine, elabora le informazioni visive per decidere il comportamento e le reazioni dell’intero organismo.

Il risultato è stato ottenuto nei laboratori italiani e dimostra che è possibile conoscere in dettaglio i processi chimici innescati dalla luce. “Il nostro prossimo obiettivo è verificare se questo stesso processo avviene nella molecola della vita, il Dna”, ha detto il fisico Dario Polli, del Politecnico di Milano e primo autore della ricerca, coordinata da Giulio Cerullo, del dipartimento di Fisica del Politecnico di Milano e dell’Istituto di Fotonica e Nanotecnologie del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Ifn-Cnr), e dal Marco Garavelli, del dipartimento di Chimica “Giacomo Ciamician” dell’università di Bologna. Si potranno anche studiare a livello molecolare i meccanismi che regolano la crescita delle piante e il comportamento di alcuni batteri che sfruttano la luce. Le applicazioni possibili sono a dir poco fantascientifiche. Capire questi meccanismi molecolari potrebbe significare, in futuro, “riuscire a progettare congegni molecolari artificiali, come sensori di luminosità, motori molecolari che si attivano con la luce e, in un futuro ancora più lontano, molecole artificiali che riproducono il comportamento della retina”, ha osservato Garavelli. (ansa)

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