La ricerca italiana ottiene riconoscimenti sulla cima dell’Everest

L’Organizzazione meteorologica mondiale (Wmo) ha conferito all’Osservatorio Italiano Everest-Pyramid del Comitato Ev-K2-Cnr, situato a oltre 5mila metri di quota ai piedi del Monte Everest presso il Laboratorio-Osservatorio Piramide, in Nepal, il ruolo di ‘stazione globale’ del programma Global Atmosphere Watch (Gaw). Everest-Pyramid è divenuto così il 33esimo punto ‘focale’ di monitoraggio della composizione dell’atmosfera terrestre: il più elevato di questa rete e la prima stazione italiana che ottiene questo prestigioso riconoscimento.
La stazione Nco-P, ospitata nello shelter a 5.079 metri di quota e parte della rete Share, è stata installata nel 2006 dal Comitato EvK2Cnr nell’ambito degli studi sull’Atmospheric Brown Cloud, la nube marrone di inquinanti che infesta i cieli asiatici e perturba il clima.

Da tre anni fornisce preziosi dati sull’atmosfera che sovrasta l’Himalaya, ma adesso ne fornirà di nuovi e ancor più precisi. Oltre alla campagna di calibrazione degli strumenti che viene effettuata ogni anno, infatti, sono stati installati nuovi sensori.
Il Global Atmosphere Watch è un programma istituito dall’organizzazione meteorologica mondiale che coinvolge circa 80 paesi con lo scopo di fornire dati sulla composizione chimica e sulle caratteristiche fisiche dell’atmosfera, studiandone i cambiamenti naturali e di origine antropica. Gaw può contare su oltre 600 stazioni regionali e 33 ‘globali’: la maggior parte di queste ultime situate in aree remote di primaria importanza per valutare i cambiamenti su medio-lungo periodo dell’atmosfera terrestre.

Questo riconoscimento internazionale ricevuto dal Centro nazionale delle ricerche (Cnr) e dal Comitato Ev-K2-Cnr (ente privato autonomo, senza scopo di lucro, che da oltre vent’anni propone e realizza progetti di ricerca scientifica e tecnologica in alta quota) è anche frutto della collaborazione con il Cnrs (Centre National de la Recherche Scientifique) francese, del Nast (Nepal Academy of Science and Technology) e dell’Università di Urbino (Istituto di Chimica), a conferma dell’eccellenza italiana svolta nel campo della ricerca applicata alla protezione dell’ambiente.

“È un prestigioso riconoscimento per la comunità scientifica italiana e per il Consiglio Nazionale delle Ricerche” ha commentato Giuseppe Cavarretta, direttore del Dipartimento Terra e Ambiente del Cnr. “Questo osservatorio sulle pendici dell’Everest, nato nell’ambito del progetto Share (Stations at High Altitude for Research on the Environment), la rete di stazioni di monitoraggio climatico e ambientale promossa e gestita da Ev-K2-Cnr – aggiunge il suo presidente, Agostino da Polenza – ha ora ufficialmente assunto lo status di osservatorio climatico di rilievo internazionale e assumerà un sempre maggiore valore scientifico considerando anche tra l’altro la sua collocazione al confine tra le due regioni più densamente popolate del pianeta”.

“Everest-Pyramid o Nepal Climate Observatory-Pyramid è attiva nell’ambito di progetti strategici per il monitoraggio della composizione chimico-fisica dell’atmosfera e per lo studio degli effetti dei cambiamenti climatici nell’Asia meridionale – spiega Paolo Bonasoni dell’Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima (Isac-Cnr), coordinatore di Share e responsabile della stazione Gaw – Quest’area è infatti particolarmente influenzata dalla presenza delle cosiddette ‘Atmospheric Brown Clouds’, le nubi di sostanze inquinanti che durante il periodo invernale e premonsonico si estendono dall’Oceano Indiano all’Himalaya per effetto delle emissioni di particelle e gas dalle vaste aree urbane e industriali, agricole e forestali. Elevate concentrazioni di particelle carboniose e altri inquinanti possono sui ghiacciai, modificandone l’albedo ed accelerandone la fusione”. Queste misure hanno registrato che elevate concentrazioni di particelle carboniose e altri inquinanti possono raggiungere e superare le pendici del Sagaramatha (il ‘dio del cielo’ come i nepalesi chiamano l’Everest), depositandosi sui ghiacciai, modificandone l’albedo ed influenzandone la fusione”.

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