Andiamo a vivere a Sub Biosphere 2, città super tecnologica galleggiante sul mare o anche sott’acqua…

Progetto a dir poco avveniristico e affascinante. Si chiama Sub Biosphere 2 la città anfibia completamente autosufficiente e in armonia con l’ambiente progettata per galleggiare sulla superficie del mare.

Parlare oggi di città galleggianti e sommergibili potrebbe anche farvi sorridere. Ma se un giorno davvero  riscaldamento globale porterà all’innalzamento delle maree sopra il livello delle nostre metropoli cosa faremo? A quel punto la soluzione Sub biosphere sarà più che concreta e necessaria. L’autore è il designer britannico Phil Pauley che ha immaginato uno dei più grandi laboratori sperimentali per lo studio di specie animali e vegetali marine galleggiante, ma capace all’occorrenza di immergersi nelle profondità dell’oceano.

Il progetto trae ispirazione da Biosphere 2, il mastodontico esperimento che ha portato alla costruzione di un ecosistema chiuso del tutto simile a quello terrestre, situato in un’area di 13.000 metri quadri nell’Arizona meridionale.Biosphere 2 è uno dei più grandi Laboratori sperimentali di vita nel mondo. Situato nell’Oracle, 35 miglia a nord di Tucson (Arizona) e 90 minuti di automobile da Phoenix nel bel mezzo delle Catalina Mountain,1200 metri sopra il livello del mare, copre 12.700 mq, 7,2 milioni cubi di volume.

ui vengono sperimentati diversi ecosistemi quali la Foresta Tropicale, l’Oceano, il Deserto, la Palude e la Savana in una struttura composta principalmente di vetro, che filtra le radiazioni solari, ferro e cemento.
Il complesso è ora gestito dalla Columbia University ed è composto da un Campus Universitario molto organizzato con alloggi per studenti residenti e ospiti, Laboratori di ricerca, un Osservatorio astronomico, un Centro Conferenze, un Hotel e un Ristorante.

Biosphere 2 (non 1 perchè è la Terra) è stato costruito dalla Space Biosphere Ventures per studiare la Terra e per capire come la gente dialoga con i sistemi inerenti il nostro pianeta. Si tratta di una biosfera artificiale in grado di studiare le piante e tutti gli altri sistemi di vita con un adeguato controllo ambientale. Il clima ricreato all’interno di Biosphere 2 è simile a quello terrestre con la sostanziale differenza che quello della Terra si è evoluto e si evolve negli anni mantenendo il suo equilibrio, mentre quello nel complesso è controllato in modo che sia un clima tropicale o subtropicale dove c’è poco vento. Centinaia di sensori elettronici leggono e regolano la temperatura, l’umidità, la luce e di conseguenza variabili come le piogge. Sono stati aggiunti molti sistemi di controllo come quello dell’anidride carbonica per stabilizzarne i livelli all’interno della cupola, ventilatori per la circolazione dell’aria mirati a ridurre le stratificazioni termiche (ovvero la creazione di fasce d’aria calda nelle zone più alte e fredda in quelle verso il suolo) e un sistema di analisi dei vari gas presenti nell’atmosfera della cupola. Tutti gli impianti di Biosphere 2 dipendono dall’energia elettrica prodotta da generatori di gas naturale situati nella zona dell’ Energy Center capaci di produrre elettricità necessaria a sostenere tutto l’impianto. Generatori in grado anche di raffreddare e riscaldare l’acqua per il condizionamento e riscaldamento del complesso grazie a un sistema di pompaggio.
L’innumerevole presenza di piante all’interno del complesso sono le responsabili della purificazione dell’aria grazie alla fotosintesi.
Per quanto riguarda l’acqua potabile esiste un sistema per cui la biosfera è indipendente. Vengono ricreate le condizioni che consentano la presenza di precipitazioni e una volta recuperate vengono sottoposte a un processo che rende l’acqua potabile.

Biosphere 2 si sostiene anche dal punto di vista del cibo grazie a colture biologiche in un primo momento molto difficili a causa della presenza di microbi ma poi produttive grazie ai pesticidi naturali. Un grande problema presentatosi nella prima fase del progetto sono state le “crazy ants”, semplicemente formiche che a causa della mancanza di pesticidi tossici si sono moltiplicate e hanno causato intasamento nei canali elettrici e nei sensori. Il microclima dell’Oceano ricreato è molto vasto in termini di proporzioni perchè sono stati utilizzati 4.500.000 di litri di acqua salata con un sistema controllato tecnologicamente con delle pompe per la circolazione dell’acqua e altre che riproducono onde simili a quelle della barriera corallina.
La Foresta pluviale ha più di trecento specie di alberi alti e una abbondante fronda continua. Il computer che gestisce Biosphere 2 mantiene sotto controllo la temperatura sui 23 – 34 gradi centigradi e le piogge costanti.
Tutto questo complesso è costato 150 milioni di dollari.
Lo scopo di Biosphere 2 Center è insegnare, imparare e ricercare come funziona l’ecosistema della Terra.
Analogamente all’ecosistema chiuso di Biosphere 2 (tra i cui obbiettivi c’è quello di valutare la possibilità di stabilire colonie su altri pianeti), Sub-Biosphere 2 punta alla totale autosufficienza.

La struttura è composta di otto unità sferiche che circondano un’unità centrale. Secondo il progetto, nell’unita centrale che funge da stazione di controllo sono ospitate tutte le apparecchiature e i sistemi di supporto vitali come aria, cibo, acqua, elettricità e altre risorse. Le unità satelliti sono invece sede dei ricercatori che  prendono parte al progetto, e ospitano anche i laboratori.

Non solo, la struttura sarebbe provvista anche di un sistema diregolazione della pressione atmosferica che permetterebbe di far scorrere la città anfibia su quattro appositi binari fino a raggiungere il fondale. L’obbiettivo principale di Pauley è infatti quello di realizzare una città abitabile in grado di ospitare laboratori per la ricerca scientifica. D’altro canto, però, un’impresa del genere avrebbe interessanti risvolti nello studio di moduli abitativi extraterrestri.

Sub-Biosphere 2 è ancora allo stato di concept, ma negli ultimi tempi l’utopico sogno di Pauley ha raccolto l’approvazione informale di organi di governo, importanti multinazionali (ad esempio la Virgin) nonché del noto naturalista britannico Sir David Attenborough.

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