Chip miniaturizzati per i computer del futuro: gli scienziati superano i limiti imposti dalla fisica

Il New York Times fa sapere che è stato ormai superato – con risultati potenzialmente clamorosi – un ostacolo fondamentale che bloccava la costruzione di microchip sempre più piccoli. Gli artefici di questa scoperta sono i ricercatori della Rice University e del colosso dei personal computer Hewlett-Packard.

Gordon Moore con la sua ”legge” l’aveva previsto 45 anni fa ed aveva visto giusto. Co-fondatore di Intel, Moore affermò nel 1965 che l’industria tecnologica ha la capacità di all’incirca raddoppiare il numero di transistor che possono essere stampati su una cialda di silicone.

Ora è stata dunque superata una formidabile barriera per proseguire con la rapida miniaturizzazione della memoria dei computer che è stata la base della rivoluzione elettronica a favore dei consumatori.

In anni recenti i limiti posti dalla fisica e dai costi erano tali che gli esperti temevano un rallentamento del procedere della miniaturizzazione, che avrebbe impedito di dare sempre più potenza a sempre più piccoli apparecchi come pc, fotocamere, telefoni e altri gadget sempre più potenti. Ma i nuovi annunci indicano che anche questa barriera sullo sviluppo dell’industria tecnologica non reggerà a lungo…

I ricercatori della Rice scrivono sulla rivista Nano Letters di essere riusciti a costruire dei piccoli “interruttori digitali” (digital switch), una componente essenziale della memoria dei computer – utilizzando metodi non convenzionali che aprono la strada a ulteriori miniaturizzazioni. Questo filone di ricerca è basata sull’ossido di silicio, una delle componenti fondamentali utilizzate oggi nell’industria dei semiconduttori, e questo spiana la strada alla commercializzazione futura di questi prodotti.

Praticamente gli scienziati sono riusciti a produrre piccoli e affidabili interruttori digitali – una parte essenziale della memoria del computer – che possono essere resi significativamente più piccoli di quanto non sia possibile usando i metodi convenzionali.

Questi chip possono contenere ora solo 1.000 bits di dati, ma se la nuova tecnologia darà i frutti sperati dagli scienziati, fra cinque anni un singolo chip potrà avere immagazzinare tanti gigabite di dati quanto oggi riesce a fare un hard disk ad alta capacità.

Quanto alla Hewlett-Packard, essa si accinge ad annunciare che stipulerà una partnership con una importante fabbrica di semiconduttori per produrre una tecnologia simile a quella della Rice e che anch’essa può potenzialmente inserire data storage nei computer fino a astronomiche densità nello spazio di dieci anni.

Sia gli scienziati della Rice che quelli di Hp compiono ricerche sui “memristor”, dispositivi in grado di mantenere informazioni senza bisogno di una fonte di energia.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *