Negli Stati Uniti si produce la plastica ecologica dall’argilla

Il risultato, ottenuto dai ricercatori coordinati da Miriam Rafailovich della State University di New York a Stony Brook, è pubblicato sulla rivista Macromolecules. Gli scienziati stanno studiando un composto a base di argilla naturale per la produzione di una plastica biodegradabile.
Rafailovich e colleghi hanno valutato le potenzialità nella produzione polimerica di un’argilla organofila sviluppata e brevettata dal gruppo di ricerca del professor David Abecassis. Addirittura grazie all’uso dell’argilla la plastica sarà certamente più sostenibile di quella prodotta dal mais, più economica, la si può produrre su scala industriale ed è resistente alle fiamme.

L’argilla è costituita in prevalenza da silicati di alluminio e non si presenta mai allo stato puro, bensì mescolata ad altri minerali (ferro, calcio, magnesio, sodio, potassio) che, pur essendo delle impurità, accentuano le proprietà terapeutiche, differenziando i vari tipi di argilla ed impartiscono colorazioni diverse: infatti si hanno argille bianche, bruno-rossicce e verde-grigiastro.
Il materiale originalmente in polvere, è derivato in buona parte dall’argilla, un fillosilicato di alluminio (dal greco phyllon, foglia: un particolare silicato caratterizzato da una struttura stratificata), sostanza assolutamente innocua per la salute e reperibile in grande quantità, che garantisce di essere un ottimo sostituto per il composto tradizionalmente utilizzato nella produzione di materiali nanocompositi.
Come hanno spiegato i ricercatori le argille organofile trattate con amine quaternarie possiedono una grande capacità: rendere le materie plastiche particolarmente robuste resistenti al fuoco e ai danni da raggi ultravioletti o prodotti chimici.
Queste organo-argille sono più economiche, generano meno polvere, e sono termostabili a temperature molto elevate, anche oltre i 300°C. Questa “argilla organica” si è anche dimostrata superiore per applicazioni in cui è necessario ritardare la propagazione delle fiamme. Infine, a differenza della maggior parte delle organo-argille a base di ammine quaternarie, questo processo si adatta perfettamente alla materie plastiche composte da stirene (il monomero del polistirolo), una delle forme più diffuse di materie plastiche che trovano applicazione in innumerevoli prodotti ed applicazioni come diversi tipi di plastiche, gomme, schiume isolanti, fibre, eccetera…
Fino ad oggi esistevano però grandi limiti all’uso esteso di queste sostanze a causa dei rischi ambientali e per la salute che comportano e agli alti costi di fabbricazione. I ricercatori sono riusciti adesso ad aggirare questi ostacoli usando un nuovo tipo di argille basate su una sostanza chiamata resorcinolo difenilfosfato (un ritardante di fiamma): in questo modo è possibile produrre i nanomateriali plastici su larga scala e in modo più economico.
La plastica che si ottiene è più stabile alle alte temperature (oltre 370 gradi centigradi). Il materiale in polvere costituirebbe un sostituto più sicuro per la salute umana, reperibile in grande quantità e maggiormente ecocompatibile rispetto ai composti tradizionalmente utilizzato nella produzione di materiali nanocompositi.

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