Videogiochi in 3D: ecco tutte le soluzioni hi-tech

Mai fidarsi dei signori della tecnologia. Solo qualche tempo fa ci hanno costretto a comprare un nuovo TV, per accedere al magico mondo dell’alta definizione. Oggi il progetto è di indurci in tentazione con l’ennesima innovazione, nome in codice 3D, per liberarci dal male della visione a due dimensioni. Ovviamente, non a costo zero. Inutile dire che la lobby dei videogiochi è in prima linea per promuovere il nuovo switch off. Ma sfortunatamente per i videogiocatori, nemmeno stavolta si prospetta una visione condivisa. Nel bailamme dei nuovi annunci, fino ad oggi il partito del tridimensionale si è infatti diviso in tre correnti, rispettivamente capeggiate da Microsoft/Sony, Nintendo e Apple, ciascuna basata su una diversa soluzione tecnologica.

La prima corrente, che potremmo definire “Hi-tech“, è quella dell’applicazione classica al tridimensionale, basata sull’uso di un televisore 3D e di speciali occhialini. Sony e Microsoft, nello specifico, hanno avviato il processo di transizione quasi in contemporanea. In principio, accogliendo sulle rispettive console i primi titoli con funzioni di visualizzazione a tre dimensioni, come James Cameron’s Avatar, Batman: Arkham Asylum o G-Force. Successivamente, promuovendo la propria lineup di videogiochi 3D in abbinamento a nuovi schermi dedicati. È il caso del Sony Bravia HX803, in arrivo sul mercato europeo in bundle con quattro giochi per PlayStation 3. Oppure del monitor LG LX9500, che esordirà prossimamente in Estremo Oriente con un pack comprensivo di Xbox 360.

In entrambi i casi, l’evoluzione tecnologica non riguarda primariamente le console. Ad eccezione di normali aggiornamenti software, i videogiochi in tre dimensioni di Sony e Microsoft saranno compatibili con qualsiasi PlayStation 3 o Xbox 360, richiedendo tuttavia uno schermo di nuova generazione e l’uso degli occhiali dedicati. Il risultato? In linea generale, un 3D stereoscopico con doppia immagine in alta risoluzione a 60Hz. Un approccio dai costi notevoli per l’utente finale, che anche per questo non ha convinto tutti i competitor sul mercato.

La seconda corrente, che potremmo definire “No global“, è quella della visione tridimensionale simulata via hardware, senza l’uso di occhiali. È Nintendo a guidare questo progetto, attraverso la tecnologia del Nintendo 3DS, la console portatile che entro il prossimo anno raccoglierà l’eredità del Nintendo DS. Nella sostanza, sarà direttamente lo schermo della console a simulare una visione tridimensionale, permettendo al giocatore di modificare leggermente il punto di vista, restituendo in tal modo una sensazione di profondità. Tutto questo per mezzo di una tecnologia denominata “autostereoscopia“.

Perché “No global”? Perché alternativa al progetto delle altre due multinazionali, ma soprattutto perché economicamente assai più indulgente nei confronti del consumatore. È significativo che proprio in questi giorni i vertici giapponesi di Sony, nella figura di Shuhei Yoshida, abbiano invitato anche Nintendo a collaborare allo sviluppo della tecnologia 3D classica. Presumibilmente, per rinforzare il fronte che dovrà promuovere il nuovo trasbordo generazionale.

La terza corrente, che potremmo definire “AR“, è quella che simula le tre dimensioni con modalità simili alla realtà aumentata. In questo caso, si tratta di una tecnologia già esistente, declinata da Apple nel nuovo iPhone 4, nuovo modello in cui è stato introdotto un giroscopio interno. Il primo esempio di questa applicazione è disponibile da qualche giorno su App Store, nella forma di Eliminate: Gun Range, un videogioco in cui usare il telefono come una sorta di telecamera, muovendola in ogni direzione per ottenere un’immagine dell’ambiente 3D in cui si è virtualmente immersi. Nello specifico, lo scenario è un poligono di tiro e lo strumento in dotazione è un’arma.

Insomma, dove portano le tre dimensioni del videogioco? Difficile dirlo. Nel periglioso incrocio di correnti, in cui multinazionali eoliche soffiano tecnologie per far veleggiare nelle giuste direzioni i clienti, rimane un’unica certezza. Comunque vada, sarà un successo. Se non per l’utente finale, non propenso a indossare occhiali speciali o nostalgico dei videogiochi convenzionali, quantomeno per i signori della tecnologia, sicuri di aver centrato il secondo business globale in pochi anni, dopo il successo dell’alta definizione. E di poter continuare a contare denaro in tranquillità per qualche tempo ancora. Quantomeno fino alla prossima, imperdibile innovazione.

Fonte:lastampa.it

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